domenica 8 giugno 2008

1482 Ferrara e Venezia duello sul Po

Ercole e il Leone

1482 Ferrara e Venezia duello sul Po

di Federico Moro, saggio

Studio LT2 Edizioni, ISBN 978-88-88028-16-3


“Italiani contro, il paese che non vuole nascere: il racconto di uno dei tanti appuntamenti mancati da un passato perennemente sospeso tra cronaca, politica e rimpianto ma sempre incapace di diventare Storia.”



Primavera dell’anno 1482, bassa Valle del Po , Venezia lancia sul fiume attraverso la bocca di Fornaci il nobile Damiano Moro al comando di una flotta di 400 imbarcazioni. Simultaneamente parte l’offensiva di terra guidata da uno dei più abili e spericolati condottieri del tempo, Roberto di Sanseverino. Ai suoi ordini 15.000 uomini, i migliori di cui disponga la repubblica lagunare, che varcano l’Adige a Legnago, attraversano le paludi del Tartaro e piombano sulla riva sinistra del Po . Una gigantesca manovra a tenaglia.

Lo scopo è quello di schiacciare navi e soldati del duca Ercole I d’Este per impadronirsi delle fortezze a guardia del fiume, Rocca Po ssente di Stellata e Rocca Benedetta di Ficarolo, prima dell’arrivo sul campo di battaglia dell’Armata di soccorso alleata. Milanesi, Napoletani e Fiorentini guidati dal duca Federico di Montefeltro si stanno concentrando per impedire la caduta di Ferrara in mano al leone marciano.

Dopo le ripetute sconfitte in Levante contro i Turchi, Venezia getta nella mischia un fiume di sangue, armi e denaro per resuscitare il sogno del doge Francesco Fosca ri… l’egemonia veneziana sull’Italia del Nord e in prospettiva l’unificazione della Penisola. Damiano Moro e Roberto di Sanseverino muovono per finire il lavoro lasciato incompiuto dal conte di Carmagnola nella palude di Maclodio, cinquantacinque anni prima.

La parola è alle armi, comincia l’ultima grande guerra tutta italiana del MedioEvo, l’estremo tentativo di trasformare in realtà il maggiore disegno politico mai concepito in laguna dopo la conquista dell’impero marittimo.

sabato 7 giugno 2008

La musica salva Piazza San Marco

La musica salva Piazza San Marco
Martina Zambon
Corriere del Veneto – Venezia e Mestre 5/6/2008

Quattro concerti: ogni sms inviato accende una luce e contribuisce ai restauri

Mara Venier madrina dell'iniziativa. Obiettivo: un milione di euro per cominciare, ma sarà replicata ogni anno

VENEZIA - Più di un milione di euro, solo per iniziare. Questo l'obbiettivo più ambizioso di Sms Venice (Saint Mark Square), un «minifestival deluxe» in cui la musica salva i marmi di piazza San Marco e ci mette lo zampino anche la tecnologia del «messaggino» con cui, durante tutto il mese di luglio si potrà donare un euro per i restauri dei monumenti marciani. Poche date, quattro e concentrate nel mese di luglio e un palcoscenico d'eccezione, piazza San Marco. Una piazza per cui il traguardo di una manutenzione ordinaria ma costante è ancora lontano. Il futuro prossimo, ha ricordato ieri alla presentazione dell'iniziativa l'architetto Renata Codello, sovrintendente veneziana, è ancora costellato di restauri radicali e onerosi. Milioni di euro che non possono arrivare né dallo Stato né dal Comune.
I concerti
Così la missione impossibile è stata affidata a Fran Tomasi, il manager di eventi che porterà in piazza, nell'ordine, i Momix (8 luglio con un Best of), Elton John (il giorno seguente con un concerto solo piano) che si esibisce a titolo gratuito per la città dove ha preso casa, Giovanni Allevi (14 luglio) con un'orchestra di trenta elementi per presentare il nuovo album e, per finire, Gilberto Gil (15 luglio), padre nobile della Bossa Nova, nonché ministro della cultura brasiliano con un duetto sperimentale prima con Mart' Nalia e poi con Venezia Suona Big Band. Nomi di spicco del panorama internazionale che, tradotti in aride cifre significano un incasso minimo per l'amministrazione e la sovrintendenza, alla voce restauri, di 200.000 euro. Una cifra certa comunque vada. E destinata a crescere secondo le variabili della bigliettazione, della presenza di sponsor e dell'sms solidale.
Sms e pixel
II principio dell'sms è un po' quello che ha fatto la fortuna di manifestazioni come Telethon per la ricerca. Milioni di piccoli contributi che potrebbero diventare un appuntamento fisso. «L'amministrazione non può farcela da sola - ha ricordato il sindaco Massimo Cacciari - ecco che allora iniziative come questa diventano fondamentali». Pure Mara Venier ha preso a cuore l'iniziativa diventandone la madrina. «Per 20 giorni - ha spiegato l'organizzatore, Fran Tornasi - in piazza San Marco ci sarà un palco con, ai lati, sulle torri delay, una riproduzione in pixel di Palazzo Ducale, un simbolo di San Marco. E ad ogni sms si accenderà un pixel in tempo reale». La campagna di sensibilizzazione si appoggerà anche ad un sito con tanto di blogger per veneziani e turisti che vogliano scrivere (www.smsvenice.com).
I cantieri
«Chi ama questa città deve poter contribuire - spiega l'architetto Codello - la tutela e la salvaguardia dei monumenti sono una azione collettiva». Concretamente, significa che con i 200.000 euro di fisso legati a Smsvenice, si potrà aprire il cantiere pilota con tre arcate della Procuratie Nuove per il restauro della pavimentazione a quadrotti bianchi e rossi, le volte dei sottoportici e gli elementi lapidei. L'altro intervento in programma, fondi permettendo, è il restauro della Bocca di Piazza San Gimignan per cui occorrono 400.000 euro e la facciata dell'Ascension, il «retro» dell'ala napoleonica che richiede un impegno di 6-700.000 euro. Intanto procedono i lavori sponsorizzati da quello che è ormai il main sponsor della piazza, la britannica Plakativ Media Limited che ha già finanziato il restauro della facciata della Marciana che sarà finito per il 31 luglio. Sponsor e cantiere si spostano lungo altre 6 arcate delle Procuratie Nuove finanziate, però, anche dal Ministero per i Beni Culturali.
Gli altri conntieri in programma sono la doppia serata di Emergency, il 22 luglio con Joan Baez e Vinicio Capossela e, con ogni probabilità, per il «Concerto per la pace» che quest'anno, dopo Morricone, dovrebbe essere assegnato ad Andrea Bocelli «ingaggiato» (con un cachet, si dice, di circa 700.000 euro) dal Casinò dopo che erano sfumate le trattative "solidali" fra Tomasi e il cantante.

Verona. Museo vendesi per costruire parcheggi

Verona. Museo vendesi per costruire parcheggi
Denise La Monica
Il Giornale dell’arte 6/6/2008

Il Sindaco vuole vendere edifici storici e museali per finanziare
restauri, parcheggi, residenze e uffici. Senonché Palazzo Forti
era vincolato dal testamento del suo donatore...

VERONA. Nel 1732 Scipione Maffei nella sua Verona illustrata giudicava «mirabil cosa» che per la punizione di danni ai beni pubblici la perdita di poche lire esercitasse un influsso maggiore del «decoro della propria patria», della «carità del prossimo» e del «credito del governo». Queste erano per lui le ragioni ideali che dovevano ispirare il comportamento dei cittadini di Verona nei confronti del loro paesaggio urbano. Oggi però sembra che questi concetti di «credito» e «decoro» abbiano cambiato fisionomia. La necessità primaria sono i parcheggi che determinano l'apertura di vere e proprie voragini in centro storico. Lungadige Capuleti, piazza Arditi, piazza Vi viani dovranno ospitare ben presto parcheggi ma, come era prevedibile, cominciano ad affiorare reperti archeologici di grande interesse, come strati di sepolture medievali in piazza Arditi e un muro della trecentesca cittadella viscontea in Lungadige Capuleti. Ciò determina il blocco dei cantieri, l'allungamento dei tempi per la realizzazione delle opere pubbliche e conseguenti difficoltà per la mobilità. Si è aperto così un contrasto tra Soprintendenza e Comune e il sindaco Flavio Tosi (Lega Nord) si è lanciato contro le Soprintendenze definendole «organo di derivazione borbonica» dotato di «potere assoluto, in grado di fermare anche per anni qualsìasi opera pubblica o privata, anche se strategica per la città». Il sindaco dichiara di avere intenzione di far pressione per trasferire il potere dalle Soprintendenze agli enti locali con l'obiettivo, a suo dire, di «deburocratizzare» e velocizzare le procedure. Così facendo trasmette l'idea che per il Comune sia interesse pubblico creare parcheggi in centro storico, anche distruggendo i reperti archeologici, piuttosto che conoscere, tutelare e valorizzare i nuovi reperti e le scoperte in corso in città.
Nel frattempo, vengono portate avanti altre iniziative che riguardano, in diversa misura, il patrimonio culturale: la dismissione dell'ex monastero di San Domenico e di tre palazzi di interesse culturale, attualmente sedi museali: palazzo Forti, attuale sede della Galleria d'arte moderna, e i palazzi Pompei e Gobetti, che ospitano le collezioni di storia naturale. La vendita di questi palazzi dovrebbe fruttare alle casse comunali ben 107 milioni di euro che in parte verrebbero utilizzati per recuperare e restaurare le nuove sedi museali, tra cui palazzo del Capitanio e Castel San Pietro. Un ruolo importante in tutto questo sarebbe giocato dalla Fondazione Cariverona, che si è già impegnata con il Comune ad acquistare Palazzo Pompei e a ospitare una parte della collezione di storia naturale a Castel San Pietro, già comprato dalla stessa fondazione nel 2006. In questa serie di passaggi , quindi, il Comune venderebbe tre palazzi e trasferirebbe due collezioni; la Fondazione acquisterebbe un palazzo di sicuro interesse culturale e prenderebbe in prestito una raccolta allestendola in una sede di sua pertinenza. Il Comune si «libererebbe» dei beni storici, vendendoli o dandoli in consegna a un privato, con il solo obiettivo di ottenere liquidità Questa serie di operazioni risponde veramente al «credito del governo» e al «decoro della patria» e corrisponde realmente all'interesse della cittadinanza?
Perché si vende il patrimonio pubblico


Ma a che scopo è messa in atto questa complessa operazione di vendita di beni pubblici? Dove vanno a finire e come saranno impiegate le liquidità ottenute? Una parte sarebbe utilizzata per ristrutturare il palazzo del Capitanio e Castel San Pietro; un'altra poi dovrebbe servire a riacquistare da privati l'area Verona sud del cosiddetto Polo Finanziario (33 milioni di euro), da trasformare in parte in parcheggio multipiano; un'altra parte ancora dovrebbe essere destinata ad acquistare l'area di S an Giacomo (26 min), da destinare a parco urbano. Ma soprattutto l'interesse di quest'area deriva dal fatto che dovrà fornire «300mila metri cubi di capacità edificatoria da mettere sul mercato, nei comparti edificabili» (Vìto Giacino, assessore urbanistica, su «L'Arena», 3 aprile). Una delibera del Consiglio comunale, infine, ha modificato la destinazione d'uso dei palazzi storici in vendita per consentire la loro miglior allocazione sul mercato: chi se lo comprerebbe altrimenti un palazzo da usare come museo? Non più destinazione museale, ma residenziale e commerciale. Questo passaggio è avvenuto senza il controllo delle Soprintendenze, previsto per legge ogni qual volta si intenda vendere il patrimonio immobiliare pubblico, soprattutto se già di accliarato interesse culturale. Alienazione di palazzi storici in cambio di nuove costruzioni; vendita del patrimonio culturale e perdita di aree verdi a favore della cementificazione: questo appare il prioritario interesse pubblico, secondo il Comune di Verona. Ma è tutto vero o forse sono solo illazioni giornalistiche? Dal Bilancio previsionale (dicembre 2007) si viene a conoscenza di ulteriori dettagli. Primo, l'Arsenale, inizialmente da adibire a parco pubblico, viene destinato in parte a parcheggio multipiano, da finanziare con gli introiti delle cessioni immobiliari. Secondo, anche la costruzione di una nuova sede per la Polizia municipale deve essere finanziata con la vendita della vecchia sede,cioè del Monastero di San Domenico per 12,6 milioni di euro. Terzo, per «permettere alla Fiera di Verona dì disporre delle aree neces-sarie al suo sviluppo previa riacquisizione del cosiddetto polo finanziario», si acquista di nuovo da Cariverona la medesima area di Verona Sud che il Comune aveva già venduto alla stessa al costo di 33 milioni. Quarto, per «recuperare il compendio del Palazzo del Capitanio», è proposto un intervento di restauro dal costo di 28 milioni di euro, da sostenere naturalmente «con gli introiti delle cessioni immobiliari». Quinto, per avviare interventi di edilizia residenziale pubblica, si stabilisce / '«alienazione dell'immobile comunale denominato Palazzo Forti» e delle annesse unità abitative per una cifra di 65 milioni di euro, già calcolata in base al «cambio di destinazione di Palazzo Forti da culturale in residenziale-commerciale». Il cambio di destinazione d'uso dunque era già nelle intenzioni dell'Amministrazione comunale fin dal bilancio previsionale (dicembre 2007) poiché sul prezzo così maggiorato il Comune avrebbe fatto i conti per le successive spese, dando per scontato che sarebbe riuscito nell'operazione senza porsi il problema del parere della Soprintendenza. Ma tutto questo è in conflitto anche con l'atto testamentario di Achille Forti, che aveva donato nel 1937 all'amministrazione comunale la propria abitazione per destinarla a Galleria d'arte moderna e a scopi culturali. Infine, all'alienazione di Palazzo Forti si aggiunga, come già preannunciato, 1'«alienazione dell'immobile comunale denominato Palazzo Gobetti», al prezzo di 10 milioni di euro, e di palazzo Pompei per 20 milioni. La lettura dei documenti ufficiali approvati dall'amministrazione conferma quindi le notizie della stampa: il Comune di Verona intende vendere una parte cospicua del proprio patrimonio artistico, modificandone anche la destinazione d'uso da museale a residenzial-commerciale, con l'obiettivo di recuperare liquidità che verrà destinata in parte alla ristrutturazione di un altro palazzo storico, ma soprattutto alla costruzione di nuovi parcheggi. È evidente che in questa situazione ancora una volta le ragioni della tutela sono sempre più disarmate sotto la pressione dell'urgenza, dello «sviluppismo».

giovedì 5 giugno 2008

Difendi l'ambiente? Sotto processo

La Tribuna di Treviso, 09 luglio 2007

Difendi l'ambiente? Sotto processo


Due docenti universitari pubblicano un libro sullo scempio del paesaggio nel Veneto. Ne devono rispondere in sede penale
di Francesco Jori
Chissà cosa direbbe Palladio, se in occasione del quinto anniversario della sua nascita potesse fare un giro nel Veneto di oggi, a toccare con mano l'abisso di incultura che ne ha stravolto la fisionomia. Un ambiente così degradato e così esposto a ulteriori minacce, da indurre due «padri nobili» come Andrea Zanzotto e Mario Rigoni Stern a tenere a battesimo un'associazione dall'indicativo nome di «Paesaggi Veneti Sos»: un coordinamento tra forze e associazioni che operano a tutela del territorio, per cercare di impedirne lo scempio. In quest'apocalisse ambientale, l'aspetto più paradossale è che di fronte alla magistratura finisce non chi attenta al paesaggio, ma chi ne segnala lo scempio.

Com'è accaduto a due docenti universitari di Geografia, Francesco Vallerani (Venezia Ca' Foscari) e Mauro Varotto (università di Padova), curatori di un libro a più voci sul degrado del Veneto (Il grigio oltre le siepi), frutto di un progetto scientifico sostenuto dal Dipartimento di Geografia dell'Ateneo patavino. Un testo che da mesi è al centro di una «querelle» giudiziaria da cui gli autori sono già usciti vincitori in due gradi di giudizio civile. Ma adesso sono chiamati a risponderne anche in sede penale, a seguito di una denuncia-querela da parte della zincheria Valbrenta di Rosà, nel Vicentino: attività produttiva di grandi dimensioni, la cui rilocalizzazione a ridosso della frazione di San Pietro in un settore di alta pianura permeabile, quindi assai vulnerabile per la qualità della sottostante falda acquifera, ha generato un caso esemplare di conflitto ambientale con la popolazione locale, le cui paure e preoccupazioni derivano anche dalla più che decennale convivenza con il grave inquinamento da cromo esavalente prodotto da un opificio poco distante e da cui sarà ben difficile essere risarciti.


Di tutto ciò si dà conto in un saggio del libro dedicato alle vicende del presidio di San Pietro di Rosà; da qui la reazione della zincheria e l'azione giudiziaria non solo nei confronti dei due responsabili del Presidio, autori del saggio, ma anche dei docenti universitari curatori del volume. E' una vertenza che ha fatto guadagnare ai due studiosi numerosi e autorevoli attestati di solidarietà. «Non dovremmo nemmeno lasciar immaginare che nel nostro Paese possa determinarsi anche un solo caso nel quale la voce libera di uno studioso, di un comitato di base, di chicchessia, venga messa a tacere», sostiene Nico Luciani, responsabile della Fondazione Benetton Studi e Ricerche. «Ciò che preoccupa in questa vicenda è soprattutto l'attacco all'impegno civile e all'eticità della ricerca scientifica, ma anche alla libertà di stampa e di critica, particolarmente grave quando si tratta di tematiche relative al bene comune, alla tutela di valori condivisi, alla qualità ecologica dello spazio vissuto», aggiunge Carlo Ripa di Meana, presidente di Italia Nostra.

E il Consiglio di facoltà di Lettere dell'Università di Venezia, nel ribadire il valore scientifico dell'opera, ha votato una mozione di solidarietà con Vallerani e Varotto, sottolineando che «è un caso particolarmente grave perché minaccia e compromette il rispetto della qualità del paesaggio e il diritto collettivo a un ambiente sano». Quando il territorio è sordo anche all'università, verrebbe da dire. E non solo al mondo accademico: basta scorrere le pagine del Documento programmatico preliminare della Regione Veneto, varato nel 2004, al quale hanno collaborato insigni studiosi, a partire dal compianto Eugenio Turri, e in cui si afferma tra l'altro, a proposito del dilagare dei cantieri nel territorio: «Gli esiti di tale densificazione sono già oggi fonte di crescente disagio per i cittadini e per le imprese, ma la loro rilevanza riguarda in particolare il futuro, per il rischio di un abbassamento rilevante della qualità della vita».

Un giudizio corroborato pressoché quotidianamente dai continui intasamenti dei flussi stradali, dalla progressiva perdita di potabilità delle acque, dall'inquinamento dell'aria, dai prelievi di inerti ancora in attesa di un piano sicuro e sostenibile, dalla deflagrazione delle varianti ai piani regolatori strutturate in modo da aggirare le pur lodevoli intenzioni della legge regionale 11 del 2004. Il libro curato da Vallerani e Varotto propone un istruttivo quanto sconfortante viaggio in questo ordinario caos quotidiano, con il contributo tra l'altro di figure autorevoli come lo stesso Turri e il poeta Andrea Zanzotto. E proprio per questo ha incontrato un grande interesse non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche in una platea più ampia che vive sulla propria pelle il degrado ambientale di un'area in cui il paesaggio per secoli ha costituito non «un», ma «il» valore aggiunto. «Sarebbe davvero incredibile se non venisse garantita, anche in questo campo (del territorio, dell'ambiente e del paesaggio) la libertà di discussione, di indagine, di riflessione, di protesta», annota Nico Luciani. Sperando che incredibile resti anche per chi amministra la giustizia.
(09 luglio 2007)

mercoledì 4 giugno 2008

Verona - Elkann: «Louvre, il 9 giugno la missione a Parigi»

Verona - Elkann: «Louvre, il 9 giugno la missione a Parigi»
Corriere di Verona, 4 giugno 2008

Operazione Louvre, l'offensiva diplomatica in Francia è cominciata. In campo ci sono addirittura due dicasteri, la Cultura e gli Esteri, come se la figuraccia rimediata da Verona con la cancellazione della mostra con i quadri del museo parigino in Gran Guardia fosse stata elevata al rango di questione di Stato. Il ministro alla Cultura, Sandro Bondi, ha già fatto pervenire all'ambasciatore francese in Italia una lettera indirizzata alla sua omologa nel governo francese, Christine Albanel. Una mossa per spianare il terreno alla visita del suo consigliere per gli eventi espositivi Alain Elkann a Parigi, faccia a faccia con il direttore del Louvre Henry Loyrette. Il vertice sarà «lunedì prossimo, 9 giugno», come annunciato ieri dallo stesso Elkann via telefono al sindaco Flavio Tosi. «Avrà il mandato di due ministeri, la Cultura e gli Esteri - conferma Tosi - per significare il sostegno del governo all'iniziativa che Verona aveva messo in piedi. In quell'occasione fisserà anche un prossimo incontro a tre, in cui sarò presente anch'io». Non ci sarà quindi Marco Goldin, il patron di Linea D'Ombra, che non solo aveva proposto a Tosi l'evento - poi saltato ufficialmente per problemi «tenico-giuridici» - ma che aveva curato personalmente tutta la promozione e l'organizzazione, nonché i rapporti con il museo parigino. Tanto che Palazzo Barbieri ha sempre confermato di aver sempre trattato solo con il manager trevigiano. «Goldin non ci sarà perché si tratta di un incontro istituzionale», spiega Tosi. Eppure la sua assenza, unita alla precedenti dichiarazioni del Louvre che ha sottolineato di voler collaborare «con il Comune di Verona» (non quindi con Goldin) e alle voci di una lettera molto critica del museo parigino giunta a Palazzo Barbieri nei suoi confronti. A favore di Goldin, il comunicato ufficiale dell'annullamento, dove il Louvre ribadiva la «qualità delle collaborazioni» di Linea D'Ombra con i grandi musei internazionali.
Per ora, il rapporto tra il Comune e Goldin non è ancora interrotto. Si lavora infatti per anticipare una delle mostre del pacchetto che il manager aveva proposto al Comune; un evento di richiamo e prestigio, che possa cancellare l'incidente Louvre. Cosa comunque non facile, né scontata. Molto dipenderà anche dagli esiti della missione di Elkann, con Tosi che punta apertamente a recuperare la mostra inizialmente programmata per settembre l'anno prossimo.

lunedì 2 giugno 2008

VERONA - Anche la Curia mette in vendita i suoi palazzi

VERONA - Anche la Curia mette in vendita i suoi palazzi
Domenica 1 Giugno 2008 L'ARENA

ALIENAZIONI. Ieri abbiamo parlato delle aste avviate per parte del patrimonio comunale. Ma pure alcune prestigiose proprietà religiose sono sul mercato

Il Comune vende i suoi palazzi storici per fare cassa, ma la Curia diocesana non è da meno. Alienerà immobili e terreni di sua proprietà, per avere i soldi per costruire nuovi e più idonei spazi alle attività pastorali, ma anche per ripianare, almeno in parte, i suoi debiti. I quali, come ha dichiarato il vescovo Giuseppe Zenti su Verona Fedele del 25 maggio, si avvicinano a 18 milioni di euro.

ECOBORGO DI SAN MASSIMO. Secondo i programmi annunciati dal vescovo nel Natale scorso, la Curia vende due terzi dell’area di 387mila metri quadrati del seminario di San Massimo, dove verranno rasi al suolo — Zenti disse «polverizzati» — i palazzi del Seminario minore, le mense, mentre verranno salvate la chiesa e l’auditorium sotterraneo.
In base a un megaprogetto che verrà attuato da varie imprese costruttrici (L’Arena ne parlò prima di Natale sulla scia delle comunicazioni di Zenti e poi anticipò nei dettagli l’operazione il 15 marzo scorso, nelle pagine di economia) a San Massimo sorgeranno Centri e uffici pastorali, un polo sociale con Centri diurni, residenze e comunità alloggio per anziani, un Centro di attività motoria psicofisica e un ecoborgo, dove andranno a vivere circa 3.000 persone. Dall’operazione la Diocesi dovrebbe ricavare 60 milioni di euro, somma che dovrebbe venire corrisposta dai costruttori con la ristrutturazione del Seminario Maggiore, a Veronetta (22-23 milioni), dove sorgerà il polo culturale diocesano, e con la costruzione dei nuovi edifici di San Massimo.
Quanto all’edificio del Centro unitario missionario (Cum), sempre a San Massimo, proprietà della Conferenza episcopale italiana, la Curia diocesana sta valutando appunto con la Cei varie ipotesi. L’edificio, fra l’altro, è stato da poco ristrutturato.
L’OSTELLO E SETTIMO. In vendita, come L’Arena scrisse l’11 marzo scorso, c’è anche Villa Francescatti, a San Giovanni in Valle, sede dell’Ostello della gioventù. L’edificio cinquecentesco, con un grande parco all’esterno, come riporta Verona Fedele è oggetto di «Verifica di interesse culturale» da parte della Sovrintendenza. Le prime azioni per la vendita, ancora aperta a tutti, sono già partite, riporta il settimanale diocesano, che a proposito dell’alienazione dice che «si terrà conto dell’offerta più alta, riservandosi però un’ultima valutazione sul profilo dell’acquirente». E il vescovo precisa qui che «il ricavato della vendita», riferendosi all’Ostello, «servirà a compensare in parte il debito della Diocesi, che si avvicina a 18 milioni di euro».
La Curia fa sapere anche che potrebbero essere venduti anche Casa Serena e l’adiacente antica Villa Mirandola, a Settimo di Pescantina, dove hanno sede rispettivamente il Centro di pastorale adolescenti e il Centro di pastorale giovanile, che in futuro andranno a San Massimo. Dopo di che, fa sapere la Curia su Verona Fedele, il complesso di Settimo «potrebbe essere alienato, se ci saranno esigenze finanziarie da soddisfare». Ma, precisa Zenti, «venderemo solo a chi potrà farne un utilizzo di carattere sociale, come ad esempio abitazioni per famiglie meno abbienti».
Fra tante vendite, la Curia potrebbe invece acquistare il chiostro di San Fermo, dove ha sede la Fondazione Toniolo, di proprietà demaniale. Lì potrebbe sorgere il Museo diocesano, se non andrà in Vescovado dopo che gli uffici andranno a San Massimo.E.G.

domenica 1 giugno 2008

Beni culturali: "Sms Venice", messaggino per salvare San Marco

La Gazzetta di Parma, 31/05/2008 - Cultura

Beni culturali: "Sms Venice", messaggino per salvare San Marco

Un sms per Venezia. Cliccando sul cellulare l’immagine digitale di una piastrella di Palazzo Ducale sarà possibile contribuire alla conservazione e manutenzione di Piazza S.Marco, a Venezia. L'iniziativa, battezzata "Sms Venice", fa parte del pacchetto nel cui ambito è stata programmata la serie di concerti estivi pensati dal Comune di Venezia per l’area Marciana e che saranno presentati nei prossimi giorni.

«La proposta – ha detto all’Ansa la soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici di Venezia e laguna, arch.Renata Codello – è di finanziare la manutenzione dell’area con i liberi contributi dei messaggini che arriveranno per questa via, coprendo l’assenza di finanziamenti nazionali per Venezia». Il denaro raccolto, come anticipato da 'la Nuova Venezia', assicurerà così i finanziamenti per la conservazione dell’area.

«Si tratta di uno strumento sperimentale – ha aggiunto Codello – che va preso con tutte le prudenze dovute al fatto che non è ancora stato sperimentato: ma serve anche a sottolineare che ognuno può dare qualcosa, sentendosi partecipe di qualcosa di più grande». Quest’anno, a San Marco, i concerti saranno cinque: la serie si aprirà l’8 luglio con lo spettacolo dei Momix e si chiuderà il 22 con un concerto per Emergency con la presenza di Joan Baez e Vinicio Capossela.