martedì 20 gennaio 2009

La guerra alle brutture comincia dal progetto

La guerra alle brutture comincia dal progetto
LINO GAMBARETTO
Martedì 20 Gennaio 2009 PROVINCIA Pagina 29 L'ARENA

Il nuovo regolamento vincola l’installazione di sistemi tecnologici al «sì» della commissione edilizia integratA

Si deve indicare in anticipo la collocazione di tende, antenne, condizionatori e insegne pubblicitarie sulle facciate delle abitazioni

Sono cambiate a Soave le norme per installare cartelloni pubblicitari e insegne, antenne paraboliche e satellitari, condizionatori con gruppi refrigeranti esterni e tende parasole. Il Consiglio comunale ha infatti modificato il regolamento edilizio nella variante al Piano regolatore tornata da poco dalla Regione, vincolando al parere della commissione edilizia integrata per i beni paesaggistici e architettonici l’installazione o meno di tali apparati tecnologici su nuovi edifici.
In pratica, la commissione integrata concederà l’installazione in base ai progetti presentati per costruire case, uffici e negozi. Questi, d’ora in avanti, dovranno prevedere dove installare tali strutture e apparecchiature esterne, pena l’impossibilità di collocarle. La norma recita che tali situazioni sono soggette «al parere della commissione edilizia integrata e quindi necessitano di autorizzazione paesaggistica e previo nulla osta della Soprintendenza».
Si tratta di posizionare su pareti esterne cartelloni, insegne e altri mezzi pubblicitari, così come antenne paraboliche, satellitari e gruppi refrigeranti su tetti, lucernari, finestre, mura e poggioli.
Le stesse regole valgono anche per l’apertura, la modifica o la sostituzione delle vetrine dei negozi, le intonacature, le decorazioni pittoriche e le colorazioni esterne, i rivestimenti e gli ornamenti di qualunque genere delle pareti esterne degli edifici, con l’esclusione delle grondaie e delle scossaline e di elementi che fanno da gocciolatoio, sia pure sporgenti da balconi e poggioli.
In ultima analisi riguarda anche la rimozione, l’installazione o la modifica di recinzioni, nonché l’inserimento nelle ringhiere di cancelli pedonali e carrai.
La stessa cosa vale già per i pannelli solari montati sulla falda di copertura degli edifici, che la Soprintendenza ai beni architettonici ha iniziato in taluni casi a vietare. Va ricordato, infatti, che tutto il territorio soavese, per la sua particolarità e storicità, è vincolato e quindi ogni intervento urbanistico e edilizio deve ottenere il benestare della Soprintendenza.
«Questa nuova norma è stata adottata per evitare soluzioni discutibili che possono deturpare l’aspetto caratteristico del nostro centro storico e dell’abitato», spiega il sindaco, Lino Gambaretto. «Fortunatamente a Soave non ci sono molti casi finora: con questa norma, quindi, da adesso in avanti andremo a regolamentare questo tipo di installazioni tecnologiche, anche perché oggi esistono soluzioni, ad esempio per i corpi refrigeranti, meno impattanti, che hanno sia lo split che la macchina all’interno».
Ma dove condizionatori con apparato esterno e antenne paraboliche sono già installate, il Comune le lascerà stare? «Assolutamente no», risponde categorico Gambaretto, «segnaleremo agli interessati di trovare soluzioni diverse. Antenne satellitari e quant’altro dovranno essere tolte dalle facciate degli edifici, soprattutto se si trovano vicino a chiese o ad altri immobili e luoghi di interesse storico, artistico e paesaggistico».
«Dovranno essere poste in posizioni poco visibili, o essere mascherate il più possibile», chiarisce il sindaco, «e dove ci sono più alloggi, come nei condomini, la stessa antenna satellitare o parabolica dovrà avere un utilizzo comune per tutti i residenti. Tali accorgimenti salvaguarderanno il nostro centro urbano da brutture».

domenica 11 gennaio 2009

Conti in rosso, la Provincia si prepara a vendere

Conti in rosso, la Provincia si prepara a vendere
Corriere del Veneto - VICENZA - 2009-01-04 num: - pag: 9

Pronta la lista degli immobili da alienare: c'è anche il complesso di San Rocco
La Fondazione Cariverona è pronta a mettere sul piatto 4 milioni e mezzo di euro. In lista anche l'ex Siamic e villa Cariolato

Per riuscire a trovare le risorse finanziarie indispensabili per tirare avanti, in tempi in cui i rispettivi bilanci sono messi a dura prova, Comune e Provincia stanno mettendo a punto un piano di alienazione degli edifici pubblici che dovrebbe garantire nel termine più breve possibile quel che i tagli ai trasferimenti, e le conseguenti minori entrate, stanno facendo mancare alle casse pubbliche.
Al momento il primo ad essersi mosso, e con rapidità, è proprio Palazzo Nievo che ha già stilato un piano che sarà approvato nelle prossime settimane e che secondo le stime farà affluire nella casse circa 19 milioni di euro. Una cifra tonda e troppo ghiotta per essere persa. Per quanto riguarda invece Palazzo Trissino tutto è ancora da decidere, anche se in previsione ci sono 2,3 milioni di euro che dovrebbero arrivare dalla vendita di immobili di proprietà comunale. In più vi sono alcune strutture in comproprietà con la Provincia, e già inserite da quest'ultima nel «listone», con la possibilità dunque di disporre tra qualche tempo di qualche soldo in più. Anche perché per dare vita ai cantieri del 2009, una sessantina opere, la giunta Variati ha a disposizione poco più di 20 milioni di euro. Pare quindi scontato l'utilizzo delle strumento delle alienazioni che si trasforma in un doppio risparmio: la vendita e la mancanza successiva di spese di gestione della struttura venduta.
«Con l'ultima finanziaria Tremonti ci viene chiesta la valorizzazione del patrimonio - spiega l'assessore provinciale al Patrimonio Nereo Galvanin – il nostro obiettivo è quello di incassare una somma importante. Al momento abbiamo inquadrato gli immobili ex Ipai (l'istituto per l'assistenza all'infanzia), compreso il complesso cittadino di San Rocco, fino all'edificio ex Siamic in viale Verdi. Più sparsi per il territorio ci sono strutture e terreni di proprietà provinciale. Poi il passo successivo è quello di trovare soggetti pubblici o privati, anche se i secondi sono i più probabili, che siano disposti ad investire». Ci sarebbe già un primo offerente, e un primo progetto, per quanto riguarda il complesso di S. Rocco che è detenuto al 50 per cento dalla Provincia e per il restante dal comune di Vicenza. L'intesa tra le due amministrazioni già ci sarebbe e a fare un primo passo sarebbe stata la fondazione Cariverona. Una vendita che potrebbe fruttare alle parti all'incirca 4,5 milioni di euro. L'idea successiva sarebbe quella che la Fondazione assegni la strutture rinnovata e ristrutturata in comodato gratuito al Comune per ricavarne una sorta di cittadella del sociale.
A tutto questo si dovrebbero aggiungere altri quattro milioni per una cessione dell'immobile ex Siamic, che si trova all'incrocio tra viale Verdi e via Battgalione Monte Berico. Le vendite dovranno essere effettuate tramite della gare pubbliche, ma se la controparte è un ente statale si può andare a trattativa privata. «Alcune di queste entrate – continua Galvanin – potrebbero arrivare in maniera maggiore dalla vendita di alcuni terreni in provincia, penso ai comuni come Marostica, Arzignano, Lonigo o Montecchio Precalicino. Penso anche a a Villa Cariolato Melloni a Bertesina ». Il documento con le alienazioni sarà presentato in consiglio provinciale nelle prossime settimane e contiene anche la dismissione di una vasta area produttiva artigianale industriale a Lonigo per un valore di circa 6 milioni.
Poi nella lista un milione di euro dovrebbe arrivare dalla vendita di alcuni edifici ad Arzignano ed uno a Marostica, che attualmente sono gestiti dai Comuni per i servizi di scuola materna e asilo nido. Palazzo Nievo ha già manifestato la sua volontà agli interessati. L'unico scoglio è che sarebbero gli stessi Comuni a doversi sobbarcare la spesa e in periodi di bilanci molto ristretti il pericolo è che preferiscano non accettare.
Tommaso Quaggio

Ecomostro, allarme crepe sulla diga

Ecomostro, allarme crepe sulla diga
Carlo Mion
La Nuova di Venezia 05/01/2009

CAORLE. Ecomostro, sempre più gravi i danni alla diga, La protezione civile ha sistemato sulle crepe dei sacchi di sabbia per impedire che l’acqua del mare s’insinui nella diga danneggiandola irrimediabilmente. La fessurazione si sta sempre più allargando ed è tenuta sotto controllo sia dai tecnici comunali che da quelli della ditta Carron. Nel frattempo si è costituito il collegio peritale che dovrà valutare i danni causati dai lavori agli edifici che sorgono attorno all’enorme scavo di piazza Roma. Nelle scorse settimane le opposizioni hanno inviato un esposto alla Procura della Repubblica per segnalare quanto sta accadendo a Caorle in seguito ai lavori per la realizzazione del cosidetto ecomostro. Ma nemmeno i firmatari l’esposto pensavano che la situazione peggiorasse di giorno in giorno come invece sta accadendo ora. La fessurazione sulla diga procede di un millimetro la settimana. E sembra ci siano stati pure delle accelerazioni nella fase di cedimento. Viene tenuta sotto controllo dai tecnici comunali e da quelli della Carron, l’impresa che sta lavorando in via Roma. Le misurazioni vengono effettuate tramite un sistema satellitare. La protezione civile, per impedire all’acqua di infiltrarsi nella fessurazione ha messo dei sacchi di sabbia. La situazione preoccupa non poco il sindaco Marco Sarto. Nei giorni scorsi in Comune si è costituito il collegio peritale che dovrà stabilire i danni, al fine del risarcimento, subìti dalle abitazioni adiacenti al cantiere per la realizzazione dell’ecomostro. Il sindaco ha accolto le richieste del perito Leopoldo Comparin nominato dai cittadini danneggiati. Alla riunione di costituzione del collegio erano presenti oltre al sindaco Marco Sarto anche gli assessori all’Edilizia e all’Urbanistica, il responsabile dei lavori pubblici Enzo Lazzarin, il direttore dei lavori e progettista Luigi Muffato e un rappresentante della ditta Carron Spa. Sono stati analizzati e portati a conoscenza tutti i dati e i rilievi strumentali effettuati nell’ultimo periodo sull’area interessata ai dissesti, concordando che nelle ultime due settimane le crepe si sono allargate di oltre un millimetro la settimana. Secondo gli esperti il fenomeno si sta assestando, grazie anche ai lavori di getto dei piani sotterranei e quindi al conseguente rafforzamento dei diaframmi di contenimento, che sono continuati anche durante le festività. Il mancato fermo dei lavori durante la pausa natalizia ha acceso nuove polemiche e molti cittadini si sono rivolti al sindaco per protestare contro i rumori e il continuo via vai di camion.

In arrivo un milione di metri cubi a Tessera

In arrivo un milione di metri cubi a Tessera
Nicola Pellicani
Il Mattino di Padova 08/01/2009

VENEZIA. Non c’è solo Veneto City. La mega-operazione immobiliare progettata alle porte di Dolo, non è l’unica pronta al decollo in provincia di Venezia. Se ne parla molto meno, ma ciò non significa che il Quadrante di Tessera, non rappresenti un’operazione meno significativa, destinata a modificare il paesaggio in riva alla laguna, a poche centinaia di metri dal Marco Polo. E’ da oltre un decennio che nel punto dove la bretella aeroportuale incrocia la Triestina, il Comune intende realizzare il nuovo stadio. Ma, preso atto che non c’era imprenditore al mondo disposto a costruire un impianto sportivo a Mestre senza null’altro intorno, ha ideato un ingegnoso quanto complicato meccanismo, in base al quale lo stadio verrà finanziato dalla valorizzazione di una superficie attigua di circa 375 mila metri quadri, che da agricola sta per diventare edificabile con destinazione ad Attività Economiche Varie (Aev). Metri cubi. In quest’area, non appena sarà concluso l’iter amministrativo, grosso modo in primavera, che recepirà l’accordo siglato lo scorso aprile tra Comune, Regione e Save, sarà possibile costruire 750 mila metri cubi di cemento a destinazione commerciale, direzionale e ricettiva, compresa la nuova sede del casinò. Mentre lo stadio è pensato per essere realizzato dall’altra parte della bretella (vedi cartina) all’interno di un vero e proprio villaggio dello sport e del divertimento, in cui sarà possibile costruire anche un’arena per gli spettacoli e una serie di opere connesse, ovvero riservate al commercio, alla ricettività e ai servizi. In tutto altri 335 mila metri cubi, escluso ovviamente l’ingombro dello stadio che, secondo le leggi urbanistiche non ha volumetria, nonostante l’impatto sul territorio non sarà esattamente neutro. Sono i misteri della burocrazia. Comunque sia, la somma delle due operazioni immobiliari, che poi sono una cosa sola, è pari a circa un milione e 100 mila metri cubi. Sono cifre da capogiro destinate a scatenare grandi appetiti finanziari. La partita deve ancora entrare nel vivo, ma c’è già chi sta raccogliendo informazioni per non farsi cogliere impreparato. Il Gruppo Benetton ha ad esempio già suonato al campanello della Marco Polo Srl, il braccio immobiliare del Comune in quest’operazione. E lo stesso ha fatto Live Nation, la multinazionale americana che realizza strutture per spettacoli in giro per il mondo, già atterrata a Venezia, attraverso Milano Concerti che da un paio d’anni organizza l’Heineken Festival al Parco di San Giuliano. Ma non c’è solo Milano concerti. Anche la francese Zenith che realizza strutture modulari per ospitare concerti sta dimostrando molto interesse per quella parte dell’affare legata alla cittadella del divertimento e potrebbe presentare una proposta proprio in collaborazione con Live Nation. Dulcis in fundo c’è un contatto con la Walt Disney per sondare la possibilità di costruire, accanto allo stadio un parco divertimenti. Un’ipotesi tutta da verificare - forse la volumetria prevista sarebbe insufficente - ma che trasformerebbe in un baleno il Quadrante in un polo d’attrazione internazionale. In ogni caso, qualsiasi iniziativa immobiliare, dovrà fare i conti prima con la crisi che sta devastando l’economia. Al momento l’unica cosa certa è che la Marco Polo srl si è rivolta alla «AAA», Amsterdam Arena Advisory, la società che gestisce lo stadio coperto della capitale olandese, con l’incarico di valutare la sostenibilità del progetto di Tessera e delle opere annesse. «AAA» è stata scelta anche perchè il Comune punta a realizzare a Mestre un impianto multiuso, sul tipo di quello di Amsterdam. Lo studio sarà inoltre utile per redigere il bando internazionale per l’intero Quadrante di Tessera, che sarà propedeutico agli interventi. Quadrante story. Dopo un interminabile braccio di ferro tra Comune e Save per l’uso delle aree, l’operazione ha ormai imboccato una strada di non ritorno. Vale comunque la pena di ricostruire la tormentata vicenda che ha paralizzato la variante urbanistica in Regione per mesi. Un blocco voluto da Save e reso possibile dall’alleanza Galan-Marchi, che regge dentro e fuori al Marco Polo. Detta in due parole Save chiedeva per sé le aree destinate in prima battuta al progetto dello stadio, adducendo che in prospettiva sarebbero state utili allo sviluppo dell’aeroporto e proponendo al Comune di realizzare l’operazione immobiliare più a monte, sempre lungo la bretella, in un’area che nel frattempo Save aveva acquistato nel corso del rastrellamento di terreni condotto in tutta la zona. Alla fine lo scambio di aree è stato fatto. Fermo restando che le aree passate a Save sono rimaste agricole, la bilancia pendeva comunque a favore della società aeroportuale che aveva messo sul piatto una superficie più vasta, compresa un’area di pregio ambientale vincolata dal Palav, che corre lungo il fiume Dese - valutata circa 10 milioni - che si sviluppa su un milione e 100 mila di metri quadri, che sarà destinata a bosco e rappresenta una sorta di risarcimento per la cementificazione prevista. La compensazione a favore di Save, pari a circa 17 milioni, si tradurrà nella possibilità ci costruire 90 mila metri cubi all’interno dell’area Aev del Quadrante di Tessera. I tempi. L’accordo tessuto in tre anni d’incontri «riservati» tra Cacciari e Marchi e tradotto in pratica dalla Marco Polo Srl e dai tecnici Save è stato recentemente recepito dalla Ctr (Commissione tecnica regionale) ed entro primavera l’iter dovrebbe essere concluso. Ma in Comune hanno molta fretta di partire con il bando per l’assegnazione degli appalti. Veneto City. Perché tanta fretta? Semplice perché all’orizzonte c’è il business Veneto City, che è più avanti con il progetto. Non è un mistero che la Spa del panzer Luigi Endrizzi continua a premere per far decollare l’iniziativa. Con lui ci sono Bepi Stefanel, Fabio Biasuzzi, Giancarlo Selci e Olindo Andrighetti. Ma da un anno e mezzo ha fatto irruzione sulla scena anche Edilbasso, la società edile di Loreggia che ha fatto incetta di terreni a destinazione artigianale e industriale in Comune di Dolo. Non poca cosa visto che pare si è assicurata una superficie anche superiore a quella in mano ad Endrizzi & C. I due sembra si siano messi d’accordo, ma ciò che interessa a Venezia è fermare il progetto. E non tanto perché Veneto City entrerebbe in competizione con Porto Marghera, bensì perché sarebbe in aperto conflitto con il Quadrante di Tessera. Il nodo Marghera è però tutt’altro che sciolto: il decollo del Quadrante sarà la pietra tombale della riconversione del polo industriale? La posta in gioco. In ballo c’è l’opportunità di diventare il baricentro di quella Grande Città che va al di là dei confini municipali e incrocia le province di Venezia, Padova e Treviso, ormai privi di senso. Ogni ragionamento sul futuro del territorio non può prescindere dalla consapevolezza che abitiamo un’unica Città e Venezia, anzi Mestre, non ci sta a perdere la sfida con Veneto City, che sorgerà lungo il Passante. Il bando. Una volta approvata la variante, la Marco Polo srl lancerà un bando internazionale per l’edificazione dell’area Aev e del villaggio sportivo. L’orientamento è di fare un bando unico, ma potrebbero essere anche due distinti. Difficile dire quale sarà la base d’asta, ma è chiaro che stiamo parlando di un’operazione di varie centinaia di milioni. Quel che finora si può dire è che il valore riconosciuto delle aree (Aev), in base all’accordo stipultato con Save - 30.000 mq edificabili per 17 milioni - è stato di circa 585 euro per metro quadro. Fatti due conti a spanne, vale a dire che siamo di fronte ad un business di almeno 500-600 milioni. Solo la realizzazione dello stadio costerà attorno ai 50 milioni, mentre altri 30 serviranno per la realizzazione della viabilità complementare. Il Casinò. All’interno dell’area Aev dove sarà possibile realizzare fino a 750 mila metri cubi di cemento, 90 mila come detto li costruirà Save, mentre 75 mila saranno destinati alla nuova sede della casa da gioco stile Las Vegas con albergo annesso da 400 stanze, che oggi rappresenta la vera emergenza per la città. Se alla fine degli anni Novanta, quando il Venezia balzò in serie A, la priorità era costituita dal nuovo stadio, oggi le cose sono cambiate: la priorità è la nuova sede del casinò. Pena la perdita di fette sempre più ampie di clienti. Lo stadio. L’operazione Quadrante di Tessera è partita con l’obiettivo primario di costruire lo stadio nuovo. Ma a tutt’oggi resta da valutare l’opportunità di costruire un impianto da 30 spettatori a Mestre. La Marco Polo Srl ha in mano il progetto dell’australiano Lawrence Nield, toccherà però alla Amsterdam Arena Advisory aiutare Comune e Marco Polo Srl a chiarirsi le idee su che stadio fare e soprattutto capire se uno stadio in terraferma può avere un futuro.

«Adottato» il restauro della magica grotta di Nettuno

«Adottato» il restauro della magica grotta di Nettuno
Il Mattino di Padova 08/01/2009

Per completare le opere di restauro e rifunzionalizzazione della Villa necessitano ancora dei fondi, in quanto gli scavi archeologici e i maggiori oneri strutturali hanno determinato un aumento dei costi preventivati. In occasione del convegno di ottobre da parte del Fai è stata presentata una Campagna di Adozioni di porzioni delle opere da restaurare. La Delegazione di Padova ha deciso prontamente di aderire a tale campagna di finanziamento adottando, assieme alla Delegazione di Treviso la grotta di Nettuno, opera di Vincenzo Scamozzi, l’architetto, allievo del Palladio, che ha completato Villa dei Vescovi, progettando le maestose scalinate di accesso ed i grandi cortili pensili. Al di sotto della scalinata Est vi è questo piccolo ma magico luogo, di rara bellezza, da tempo utilizzato come ricovero di mezzi agricoli, che in passato era luogo di svago e di delizia con la fontana di Nettuno ed i giochi d’acqua ancora visibili. In questo spazio viene magnificamente rappresentato il pensiero umanista, l’età in cui l’uomo pensava di poter piegare la natura ai propri voleri, modificandola secondo un pensiero progettuale compiuto. La sequenza spaziale è formidabile: dal selciato esterno, passando sotto un possente arco in facciavista, si entra in un luogo dove tutto è raziocinio, geometrie che si ripetono rigorosamente in maniera matematica ed in fronte all’entrata si presenta un altro arco, originariamente decorato con conchiglie (richiamo alla naturalità marina strutturata), entro il quale viene incorniciato uno spaccato di roccia viva, nel quale era collocata la fontana, di cui rimangono solo brandelli. Ecco quindi il pensiero umanista che si compie: l’uomo che racchiude e definisce la materia bruta in un contesto raziocinante, facendola diventare elemento compiuto di un disegno voluto. Crediamo che sia un esempio di grande architettura ed è per questo che nel 2009 ci attiveremo con varie manifestazioni per raccogliere i fondi necessari al restauro, per avere l’orgoglio di essere stati noi semplici aderenti con le nostre piccole risorse protagonisti del recupero di un frammento di grande arte. Arch. Giulio Muratori Capo delegazione Fai di Padova

domenica 4 gennaio 2009

Incontri tra i reperti sui tesori del territorio

Incontri tra i reperti sui tesori del territorio
Sabato 03 Gennaio 2009 PROVINCIA Pagina 36 L'ARENA

APPUNTAMENTI. Si aprirà l’11 gennaio «Domeniche al museo», terzo ciclo di conferenze su archeologia e storia locale

Cinque incontri per riscoprire la storia del territorio e conoscere da vicino un immenso patrimonio di tesori archeologici con la guida di esperti del settore. Si aprirà l’11 gennaio al museo civico la terza edizione di «Domeniche al museo»: il ciclo di appuntamenti culturali, ad ingresso gratuito e tutti con inizio alle 16, promosso fino al 22 febbraio dal Centro ambientale in collaborazione con il Comune, «L’Astragalo» ed il dipartimento di Archeologia dell’università di Padova. Ad inaugurare la rassegna sarà la relazione su «Maria Fioroni e l’archeologia»: un viaggio a ritroso nel tempo che vedrà Federico Bonfanti della scuola di specializzazione in Archeologia dell’ateneo patavino ripercorrere le tappe salienti delle pionieristiche ricerche condotte o finanziate nella pianura veronese dalla «signora delle ceramiche» tra il 1939 e il 1969. Il 25 gennaio i pomeriggi al museo proseguiranno con Paola Salzani del museo di Storia naturale di Verona, che parlerà di «Storie sepolte: la necropoli di Arano di Cellore d’Illasi». Domenica 1 febbraio il terzo incontro - tenuto da Giovanni Leonardi, ordinario di Archeologia presistorica all’università di Padova - verterà invece sulle ricerche e sui rinvenimenti dell’ultima campagna di scavi a Fondo Paviani. Si proseguirà poi il 15 febbraio con la conferenza dedicata dell’archeologo Giampaolo Rizzetto a «La folgorante avventura degli Sciti» mentre a chiudere il ciclo sarà il 22 febbraio una lezione di Luca Papavero su «Aspetti e problemi dell’economia di Legnago in età veneziana». S.N.

venerdì 2 gennaio 2009

Un´inchiesta nel Triveneto sui giovani e la religione. Quando dio è in minoranza

La Repubblica 31.12.08
Un´inchiesta nel Triveneto sui giovani e la religione. Quando dio è in minoranza
di Marco Politi

A Trieste Venezia e Pordenone la maggioranza dichiara di credere, ma appena si domanda "a cosa" le risposte sono piuttosto sorprendenti

Svanisce tra i giovani l´immagine del Dio cristiano, vacilla il dogma che Cristo sia figlio di Dio, aumenta la distanza dalla Chiesa istituzione. È il risultato di una limpida inchiesta sul mondo giovanile, condotta da Alessandro Castegnaro presidente dell´Osservatorio socio-religioso Triveneto e benedetta dal vescovo di Trieste mons. Eugenio Ravignani. Il quale ammette che i risultati possono avere «sconcertato chi si attendeva risposte più confortanti», scoprendo quanto la religione venga considerata poco importante nella vita delle persone intervistate.
L´inchiesta (A.Castegnaro, Religione in standby, Marcianum Press, pagg. 296, euro 29) è partita da un´analisi della situazione di Trieste, ma poi si è allargata ad una comparazione con la situazione di Venezia e Pordenone. Trieste, notoriamente, è una città particolare in cui forte è l´impronta austro-ungarica, di tradizione cosmopolita, laica, secolarizzata, che la apparenta ai costumi e agli stili di pensiero del Nordeuropa. Ma l´incrocio dei dati con una realtà culturalmente metropolitana come Venezia e invece provinciale - da classico Veneto bianco - di Pordenone offre uno specchio interessante delle giovani generazioni, che può valere almeno per l´Italia centro-settentrionale.
Le sorprese sono tante. Quanto conta la religione per i giovani triestini? Poco per il 45 per cento, niente per il 10, moltissimo solo per un 15 per cento. Interrogati se credono, a Trieste rispondono sì il 77 per cento, a Venezia l´86, a Pordenone l´89.
Ma appena si domanda a cosa, le risposte sono per un paese ufficialmente cattolico sconcertanti. Al «Dio cristiano» credono a Trieste soltanto il 38 per cento dei giovani, a Venezia il 43, a Pordenone il 46. L´altra metà, più o meno, preferisce credere in una «Realtà superiore» non meglio definita. Fortemente incrinata è la convinzione che Gesù Cristo sia figlio di Dio. Ci credono poco o per nulla il 41 per cento a Trieste, il 33 a Venezia, il 24 a Pordenone. Gli incerti, nel medesimo ordine, sono al 26 per cento, al 34, al 29. I molto convinti sono un terzo a Trieste e Venezia e il 46 per cento a Pordenone.
L´inchiesta, svolta tra i giovani tra i diciotto e i ventinove anni, non è avvenuta per via telefonica (che rischia di provocare reazioni troppo estemporanee) né di persona attraverso un intervistatore: sistema che rischia di suscitare risposte troppo compiacenti, in cui l´intervistato tende a reagire secondo moduli più conformisti oppure, spiega Castegnaro, si astiene da opinioni che avrebbe il «timore di formulare». Si è lasciato alle persone scelte un pacchetto di domande perché rispondessero in solitudine e concentrazione.
Emerge in prima battuta una differenza tra religione e religiosità, che spiega benissimo perché il «revival religioso» in corso da anni e mediaticamente esaltato non corrisponda ad un aumento reale della pratica religiosa nell´ambito della Chiesa. Perché la religione è un sistema istituzionalizzato di credenze, pratiche, riti e tradizioni e i giovani tendono a rifuggire da tutto ciò che appare come «istituzione» o disciplina. Mentre la religiosità è un dimensione più flessibile di simboli, che danno senso alla vita e attivano energie spirituali, morali e sociali.
È questa l´opzione che fanno le nuove generazioni. Non a caso la domanda «Credi a un Dio personale?», fondamentale per la tradizione giudaica e cristiana in cui Dio interviene personalmente nella storia - dalla Creazione fino all´Apocalisse - rimbalza sui giovani. Solo un terzo circa risponde di sì a Trieste e Venezia, e non più del 46 per cento a Pordenone.
Dio, dunque, è in minoranza. Il Dio delle cosiddette «radici cristiane». Il Dio annunciato ogni domenica a messa, proclamato a battesimi, comunioni, nozze e funerali, insegnato per tredici anni nell´ora di religione. Emerge anche la differenza tra aree di cultura urbana avanzata e aperta a influenze internazionali, come Trieste e Venezia, e aree più chiuse come Pordenone, in cui la secolarizzazione avanza meno velocemente.
Negli intervistati colpisce la distanza dalla Chiesa-istituzione. Alla richiesta di esprimere una valutazione sulla Chiesa cattolica, Castegnaro riporta che il «saldo tra giudizi complessivamente negativi e positivi» è il seguente: - 31 nella diocesi di Trieste, - 30 nel patriarcato di Venezia, appena + 2 nella diocesi di Pordenone. In questo contesto appare lontanissima dalla realtà la pretesa della gerarchia ecclesiastica di rappresentare politicamente i cittadini «cattolici», quando si tratta di legiferare su temi come il testamento biologico o le famiglie di fatto.
Ma anche all´interno della Chiesa i vescovi devono porsi molti interrogativi. A Venezia, ad esempio, è patriarca una delle personalità intellettualmente più brillanti della Chiesa italiana, eppure il messaggio ecclesiale non sembra riuscire a penetrare in profondità nel mondo giovanile. Evidentemente i giovani rappresentano davvero un mondo sé. Chiusi in un circuito proprio. In stand by.