mercoledì 1 maggio 2013

Sotto la siepe spunta il tempio

Sotto la siepe spunta il tempio
Roberto Luciani
25/03/2013

LA SCOPERTA. 
Il presidente dell'associazione Veicetia ha trovato spicchi di colonne romane nel giardino di via Giacosa. Testa: «Ho visto alcuni mattoni e pensavo fossero legati ai lavori che stavano facendo agli edifici. Già avvisata la soprintendenza»

Spicchi di colonne di un tempio romano. A rinvenirle per caso, sotto la siepe di un giardino di via Giacosa, il presidente dell'associazione archeologica "Veicetia" Andrea Testa, che proprio in questa zona, nel 1965, rinvenne tra l'altro l'antefissa della Potnia Theron ed un capitello in terracotta di ordine dorico finiti nei magazzini del museo cittadino, la prima, e degli uffici archeologici padovani, il secondo. PRECEDENTE. «Quella volta trovai tantissimo materiale che consegnai tutto alla Soprintendenza di Padova. Il ritrovamento di questi giorni è importantissimo perché mai prima d'ora erano stati portati alla luce a Vicenza questi elementi, che attestano l'esistenza di colonne di almeno 60 centimetri di diametro. Questo è un'ulteriore conferma dell'esistenza di un grande tempio in questa area, che purtroppo per quasi 50 anni mi pare sia stata lasciata senza un vincolo di tutela archeologica».
IL CASO. Tanto che la scoperta è avvenuta in maniera del tutto casuale. Galeotto fu il dentista: «Stavo andando in viale Ferrarin ed ho deciso di passare per l'interno quando ho visto uno scavo per la posa dei sottoservizi proprio tra i civici 10 e 11, dove avevo recuperato il materiale di cui sopra».
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martedì 30 aprile 2013

Bembo circondato di bellezza

A Padova si tiene una mostra sul pieno Rinascimento, soprattutto nel suo particolare aspetto veneto e romano. È una bella esposizione che propone una visione di quel mezzo secolo d'oro della storia europea attraverso gli occhi di Pietro Bembo, un umanista, un patrizio e un uomo di mondo (se si potesse adoperare questa definizione settecentesca) dell'epoca di cui diciamo, il primo Cinquecento. Bembo era innanzitutto un italiano che cercò a modo suo, da uomo di lettere e di potere, di unificare la nazione. L'idea cade bene in questo momento, quando quasi nessun politico si interessa alle lettere e quando molti vogliono un'Italia regionale.
ALCUNI DIRITTI RISERVATI (CC BY-NC-SA)

domenica 28 aprile 2013

Navigatori e viaggiatori veneti sulla rotta per l'India

Navigatori e viaggiatori veneti sulla rotta per l India

sabato 27 aprile 2013

Settis all'attacco: «II Comune non capisce i rischi per gli Scrovegni»

Settis all'attacco: «II Comune non capisce i rischi per gli Scrovegni»
Valentina Voi
Il Mattino di Padova 10 aprile 2013

Proprio mentre in municipio era in corso la riunione di tre commissioni sullo stato della Cappella degli Scrovegni e i
possibili rischi con i lavori in programma nell'area, l'archeologo Salvatore Settis ha portato un altro duro attacco al Comune.


«Cappella trascurata? Barbarie»

Dura critica dello storico Settis. Polemiche sulla convocazione della commissione scientifica


La Cappella degli Scrovegni è ancora al centro della bufera.
Nel mirino l'auditorium e la torre da 108 metri progettata nell'
ex area del PpI. A gettare benzina sul fuoco è Salvatore Settis,
storico dell'arte, che non ha dubbi: «Padova non si rende
conto che la Cappella degli Scrovegni è a rischio, se non ci
sente, significa che sta andando verso la barbarie».

Lo studioso era a Padova per la presentazione
del suo libro "Azione popolare", ma non perde l'occasione
per rimarcare il suo pensiero, già palesato lo scorso anno
quando aveva firmato la campagna SaveGiotto che si batteva
proprio contro i progetti di riqualificazione
al di là del Piovego.

«Non è ancora provato che queste due opere non influiscono
sulla salute della Cappella. Occorre riflettere ed approfondire» commenta lo studioso.

Ironia della sorte, ieri pomeriggio a palazzo Moroni c'è stata un'accesa discussione durante la maxi-riunione convocata proprio su questo tema dalle commissioni terza, quinta e ottava
dedicate rispettivamente alla cultura, all'urbanistica e alle
politiche di controllo e garanzia.

Sul tavolo la proposta di Giampiero Avruscio, vicepresidente
del consiglio comunale in quota Pdl, di organizzare un
convegno scientifico propedeutico a un concorso internazionale
per la salvaguardia della Cappella degli Scrovegni. Avruscio
è stato di poche parole e ha lasciato che parlassero le immagini:
mercoledì scorso il consigliere ha visitato il cenobio del -
la Cappella, cioè la parte sottostante, ancora una volta allagata.

E ha poi ceduto il microfono al professor Luigi D'Alpaos,
uno dei tre esperti autori di una dettagliata relazione sulla situazione idrogeologica della Cappella.
«La presenza di acqua nel Cenobio era nota» spiega
l'esperto di idraulica, «io da ingegnere non mi ero tanto preoccupato per la stabilità della struttura quanto in relazione alla salute degli affreschi. Mi fu risposto che non era un problema».

Alla salvaguardia della Cappella pensa da tre decenni
un'apposita commissione scientifica. «In quella commissione
deve necessariamente esserci un esperto geotecnico e uno di acqua sotterranee» aggiunge il professore.
Al dibattito ha preso parte anche Titti Panajotti, presidente di Italia Nostra, che ha espresso i suoi timori in caso di forti eventi sismici.

Ma il vero terremoto ieri è stato all'interno della maggioranza,
divisa tra chi ha appoggiato il capogruppo Gianni Berno e chi Giuliano Pisani. Tra i primi c'è stata la consigliera Cristina
Toso, che ha ricordato l'impegno dell'amministrazione per
la tutela del monumento e la sua costante collaborazione
con il ministero dei Beni Culturali.

Tra i secondi Maria Beatrice Rigobello Autizi, che si è chiesta
perché ci sia tanta paura di un confronto con gli esperti internazionali se la Cappella è così ben tutelata. L'incontro si è
concluso con il netto rifiuto di Pisani, della Autizi e Daniela
Ruffini a un nuovo incontro sulla proposta di Avruscio, questa
volta insieme alla commissione scientifica presieduta da Ugo
Soragni, come suggerito da Paolo Cesaro.
«L'avevamo invitato a questa riunione e non è venuto» conclude Pisani. Ma l'incontro, grazie ai voti favorevoli del resto del Pd guidato da Berno, si farà.

domenica 21 aprile 2013

Asolo, la cementificazione e un piano urbano che divide

Asolo, la cementificazione e un piano urbano che divide
Silvia Madiotto
CORRIERE DEL VENETO - VENEZIA, Venerdì 5 Aprile 2013
La Rocca domina Asolo dal Duecento: la costruirono i Carraresi per controllare il loro vasto territorio e quel borgo che oggi è considerato - a ragione - una delle perle del Veneto. Un campiello veneziano in terraferma, immerso nel verde della Marca, che svetta sulle rocce. Ma è a valle che oggi si discute di tutela e cementificazione: ai piedi dei colli, infatti, la giunta comunale leghista ha tracciato un Pat che consente la realizzazione di 285 mila metri cubi di edilizia residenziale. L'opposizione, guidata dall'ex sindaco Daniele Ferrazza, ha lanciato un appello in rete per salvare il territorio. «In pratica il nuovo Pat prevede la possibilità di costruire, tra la zona collinare e la pianura, settecento villette o mille appartamenti - denuncia -. Un'assurdità, considerando che il Prg prevedeva già nuovi insediamenti per 150 mila metri cubi, mai richiesti dal mercato e quindi mai realizzati. Inoltre si introduce una nuova area industriale di trenta ettari ai piedi della collina della Rocca, con 720 mila metri cubi di nuovi capannoni».
A conti fatti, un milione di metri cubi di cemento: «Ne abbiamo veramente bisogno? E' questo lo sviluppo che intendiamo?». Asolo, «la perla dei cento orizzonti», oltre al un prezioso patrimonio architettonico e paesaggistico, ha tre volti simbolo che ne hanno segnato la storia: Caterina Cornaro, regina di Cipro e Venezia; Eleonora Duse, la divina del teatro; e Freya Stark, viaggiatrice ed esploratrice inglese, che scelse Asolo come dimora. Fu proprio lei a scrivere negli anni '70 «In defence of Asolo», un appello nel quale pose, per prima, il tema della cementificazione dalla quale salvare le colline attorno al borgo. Mercoledì prossimo (i tempi sono strettissimi, perché il Pat è passato in giunta due giorni fa) il Consiglio comunale voterà l'adozione del piano di assetto territoriale, che contiene le linee guida per i prossimi dieci anni di sviluppo. «La nostra volontà è di salvaguardare il territorio ed evitare il consumo dispersivo di suolo libero per andare incontro alla attuali sfavorevoli condizioni economiche delle famiglie - spiega il vicesindaco e assessore all'urbanistica Federico Dussin -. Si è deciso di privilegiare, ove possibile, il recupero del patrimonio edilizio esistente, indirizzando lo sviluppo al completamento dei nuclei abitativi con lotti inedificati o di possibilità di ampliamento. Le aree agricole sono state tutelate, così come i colli e il borgo. Ma la previsione del Pat non equivale alla realizzazione delle zone di espansione».
Tuttavia, associazioni asolane, intellettuali e ambientalisti sono già scesi a fianco delle opposizioni. Vittorio Zaglia, volto storico di Italia Nostra ed ex presidente commenta: «Come cittadini siamo delusi, è un Pat poco produttivo che di fatto consente di costruire in modo folle in una zona di riduzione demografica che invece ha una forte necessità di vocazione turistica. Più si costruisce più si disperdono l'identità di Asolo, il suo turismo e la sua cultura».