sabato 11 febbraio 2012

Quando Venezia fabbricava bestseller

La Repubblica 2.2.12
L’invenzione della lettura
Quando Venezia fabbricava bestseller
di Nello Ajello

Di pari passo con il cinema nel cinema, con il teatro nel teatro, con il romanzo nel romanzo, anche al mondo della carta stampata va riconosciuto il diritto di contemplarsi orgogliosamente la coda. E' il primo pensiero con il quale ci si accosta al volume di Alessandro Marzo Magno L'alba dei libri (Garzanti). L'autore, un veneziano trapiantato a Milano, dove è stato caposervizio agli esteri per settimanale Diario, s'intrattiene in quest'opera su una serie di deliziose vicende della sua città. E lo fa con una minuzia a tratti struggente, che finisce per irretire il lettore. L'inno al libro, da lui composto, coinvolge l'immagine storica della Serenissima, così come traspare dal sottotitolo "Quando Venezia ha fatto leggere il mondo".
Si tratta di una rievocazione del capoluogo lagunare in quanto capitale mondiale dell'editoria lungo quel secolo, il Cinquecento, che fu al centro delle nostre glorie rinascimentali. I motivi di quella supremazia in campo editoriale non sono difficili da scrutare. Oltre a rientrare, con Parigi e Napoli, nel trio dei centri europei considerati delle megalopoli in quanto abitati da più di 150 mila abitanti, la Dominante (mai appellativo fu più doveroso) era all'epoca, in primo luogo in virtù della posizione geografica, un luogo più simile a un mondo intero che a una città.
L'Adriatico andava visto come una sorta di lago veneziano: lo sapevano siai letterati chei mercanti. I domini da mar della Signoria Serenissima si estendevano su Istria e Dalmazia, coinvolgevano gli odierni serbi e croati - questi esponenti della "Slavia veneta" - investivano la Grecia, inglobavano, da Creta a Cipro, le grandi isole mediterranee e intrattenevano attivi (anche se spesso turbolenti) scambi culturali con l'universo islamico e con quello ebraico.
Non a caso fu proprio dai torchi d'una bottega di Venezia - dove ebbe sede il primo ghetto del mondo - che uscì un esemplare leggendario del Talmud. Sempre lì, con il titolo Alcoranus arabicus, venne dato alle stampe il primo Corano che vedesse la luce nella lingua di Maometto. A questa ultima rarità bibliografica, di cui si sarebbero perse le tracce per mezzo millennio, l'autore dedica un romanzesco capitolo. Da Aldo Manuzio, questo Michelangelo dell'editoria, in giù, attraggono l'ammirata attenzione dell'autore decine di persone che consacrarono la vita agli esordi della carta stampata. Il risalto geloso acquisito da Venezia in materia sarà alla base di un non casuale equivoco, quando essa volle contestare a Gutenberg l'ideazione della stampa per attribuirlaa Panfilo Castaldi, medico e umanista di Mestre. Sul piedistallo del monumento che gli ha dedicato la città natia figura ancora oggi una scritta che gli attribuisce la paternità di un'invenzione non sua. Risulterà lampante a questo punto quanto fossero eminentemente marittime, fra Quattro e Cinquecento, le vie di diffusione commerciale dei libri tra Venezia e il resto d'Europa. Desta curiosità il modo di "vestire" i volumi per sottrarli all'insidia delle onde. Essi viaggiavano raccolti in balle o chiusi dentro botti o casse rese impermeabili con la catramatura. Se simili cautele connesse alla navigazione dei libri oggi non sono più attuali, restano valide molte delle scoperte tecniche in materia di editoria risalenti a quei tempi: dall'introduzione del corsivo - un carattere capace, secondo Manuzio, di assicurare alle stampe l'eleganza e la bellezza del manoscritto umanistico - alla realizzazione di punzoni in piombo o altri metalli, dovuta, sulla metà del XVI secolo, al francese Claude Garamond, il cui nome ancora oggi distingue un particolare carattere tipografico.
Quanto alla voga riservata nel Rinascimento al libro "portatile" o "economico" in piccolo formato, ritenuto adatto agli studenti o studiosi che vagavano tra le grandi università europee, non è neppure il caso di soffermarsi sulla sua perennità. Per non parlare del best seller, categoria editoriale della quale l'autore individua un antenato nell' Orlando furioso di cui il veneziano Gabriel Giolito de' Ferrari pubblicò tra il 1542 e il 1560 ben ventotto edizioni. Con connotati squisitamente moderni si presenta, nel racconto di A.
Marzo Magno, la tendenza delle stamperie lagunari a concentrarsi fra loro in holding che, accogliendo anche soci stranieri, prefigurano altrettante multinazionali del libro.
L'epoca delle grandi scoperte offrirà all'editoria veneziana un nuovo avvio di penetrazione commerciale: la produzione di testi, carte e documentari geografici. Gli scritti di Cristoforo Colombo, raccolte nel volume anonimo dal titolo Libretto de tutta la navigazione de' Re di Spagna de le isole et terreni novamente trovati e soprattutto la famosa lettera di Amerigo Vespucci a Lorenzo de' Medici, di cui nella prima metà del Cinquecento si moltiplicarono, le edizioni con il titolo Mundus Novus, sono solo alcuni esempi di questo ricco filone. Altri se ne aggiungono: trattati di musica, di medicina, di ginnastica. Ma forse a comunicare l'idea di un originale anticonformismo è il soprattutto il consenso commerciale che arrise alla produzione galante, e in molti casi estrosamente oscena, di Pietro Aretino, in una località come la Dominante, dove per tradizione la censura pochissimo attecchiva. Il poeta rappresentò un'autentica delizia sia per i bibliofili che per i patiti dell'Eros. Con gli inviti al piacere che racchiudevano (Fottiamoci, anima mia, fottiamoci presto - perché tutti per fotter siamo nati) i Sonetti lussuriosi dovevano essere per molti una lettura da comodino. Nella Serenissima, che lo accoglie per quasi un trentennio, dal 1527 fino alla morte, lo scapestrato autore dei Ragionamenti diventa una sorta di attrazione turistica, al punto che in quest' Alba dei libri viene eletto a fondatore della genìa degli scrittori-divi. Tiziano gli farà un ritratto e lo definirà condottiero della letteratura. Sebastiano del Piombo e Iacopo Sansovino saranno suoi unanimi amici. L'imperatore Carlo V lo proteggerà. Anche questo è stata la Serenissima nella sua stagione d'oro, prima che gli interdetti pontifici, sempre più frequenti in epoca di Controriforma, non si impegnino a vietarne le mattane. Ma qui s'affaccia un'altra storia, con tanti sorrisi in meno.

lunedì 6 febbraio 2012

Copertina del Il primo canto de Orlando Furioso in lingua Venetiana


Copertina del Il primo canto de Orlando Furioso in lingua Venetiana.

giovedì 17 novembre 2011

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani

Scoperto in Veneto un atelier di piume per neanderthaliani
Libero 3/11/2011

Cavernicoli, bruti, primitivi sì, ma con il senso dell'estetica. Nella Grotta di Fumane, in Veneto, è stato rinvenuto un "laboratorio" di piume ornamentali con le quali si abbellivano gli uomini di Neanderthal. Tutti i particolari della sensazionale scoperta sono pubblicati sul nuovo numero della rivista Archeologia Viva (Giunti). La storia dell'uomo di Neanderthal continua a riservare colpi di scena. Che l'uso della scheggiatura non avesse segreti lo sapevamo da tempo, ma che la finalità potesse essere, in certi casi, puramente estetica è una novità assoluta. Sono i reperti riportati alla luce grazie alle ricerche condotte dall'Università di Ferrara a scrivere una pagina inedita Le ricche testimonianze conservate nei depositi della grotta veneta forniscono una precisa documentazione sulla componente "vanitosa" dei nostri cugini, colonizzatori del continente europeo durante l'ultima epoca glaciale. Tra i vari tipi di volatili, i rapaci erano i prediletti, per utilizzarne il bel piumaggio, ma anche per il significato simbolico che i predatori giocavano nell'immaginario collettivo di popolazioni che vivevano di caccia. Alle penne spesso venivano aggiunti altri abbellimenti, tra cui artigli di aquila reale, la padrona dei cieli, la preda più bella e ambita.

mercoledì 16 novembre 2011

Il sito? E' archeologico

Il sito? E' archeologico
Paolo Coltro
Il Mattino - Padova 15/11/2011

Nasce aquaepatavinae.it le terme dalla storia al web
Un progetto che parte dall'Università per arrivare al turismo, cioè all'economia Soprintendenze, Regione, Cnr, Arcus e Cariparo assieme in sinergia
La zona termale prende coscienza di essere luogo di cultura
Un progetto scientifico il cui obiettivo è il Parco tematico

Ma può bastare un sito internet a sentirsi un Paese normale? Magari non basta, ma aiuta. E' nato ieri www.aquaepatavinae.it, ed è sicuramente una nascita tra le mille e mille ogni giorno sul web. Ma è un fiocco, azzurro come l'acqua, che è insieme sapere e progetto, presente e domani, e soprattutto una piccola ma significativa iniezione di fiducia: c'è bisogno anche di queste, un piccolo appiglio per l'ottimismo, una micro scialuppa che galleggia nel mare tempestoso. Perché un sito web porta con sé significati che vanno oltre la sua dimensione? Perché è la testimonianza che qualcosa funziona ancora, in Italia, che si può fare se si vuole fare, che passare dal progetto alla realizzazione non è chimera. Tanto più che gli artefici sono istituzioni ed enti per i quali spesso la burocrazia è pericolo incombente: così vero che ieri mattina, alla presentazione all'Archivio Antico del Bo, nella soddisfazione generale, la frase più ricorrente era «abbiamo superato tutti gli ostacoli». Ma insomma, è andata: e così Università di Padova, Regione Veneto, Soprintendenza archeologica di Padova e direzione generale della Soprintendenza del Veneto hanno messo idee, denaro e competenze per un lavoro lungo e appassionato: alla fine il sito aquaepatavinae.it è la lampadina che si è accesa e da oggi illumina, ma dietro c'è un articolato impianto elettrico, messo a punto con lunghi studi e passioni incrociate. Fuor di metafora: ora con un colpetto di mouse si può sapere, e vedere, tutto sulla zona termale di Montegrotto: non quella odierna, ma quella che fin dall'antichità ha reso la zona famosa, e che ha fatto appunto scrivere gli storici romani di "aquae patavine". Il nucleo è l'archeologia, e difatti tutto parte dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Padova e dal suo comandante Francesca Ghedini. «Ha adoperato una strategia quasi militare», dice di lei Vincenzo Tinè, soprintendente archeologico di Padova. Si sa che l'archeologia appassiona soprattutto gli addetti ai lavori, se perfino Pompei, per il governatore veneto Luca Zaia, «sono quattro vecchie pietre». E invece l'archeologia può diventare un patrimonio non statico, non solo accademico: se Ugo Soragni, direttore regionale della Soprintendenza, dice subito che a Montgrotto arrivano per le cure termali un milione e mezzo di persone all'anno, e con Abano si sale a cinque milioni, si capisce che sono loro ad aver capito per primi. E siccome mai come oggi ci citano il Pil venti volte al giorno, è bene sapere che il turismo vi contribuisce con il 21 per cento. Come dire che a Montegrotto l'archeologia è un capitale: ma vero, che non soffre di spread, che non va lasciato deperire. Certo, ci sono voluti i soldi: in totale, a spanne, più di tre milioni di euro, a partire da qualche anno fa, per tutto il progetto. Sono saltati fuori da Arcus, la società che gestisce gli investimenti culturali, dall'Università, dalla Regione che per fortuna non applica a Montegrotto il teorema Pompei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. «Un lavoro ancora da finire - dice Soragni - ma abbiamo speso bene i soldi». Il sito è costato un centomila euro, per un anno di lavoro di sessanta persone, ed è il frutto di ricerche, approfondimenti, arriva a contenere i risultati degli ultimi studi. I demiurghi finali sono stati Marianna Bressan e Paolo Iuschner, entrambi del Dipartimento di Archeologia. Un apporto fondamentale è arrivato dal Cnr, attraverso Sofia Pescarin: le ricostruzioni virtuali dei siti archeologici sono affascinanti e raffinate, vi fanno non solo immaginare, ma "entrare" in una Montegrotto mai vista. Aquaepatavinae.it girerà il mondo, come intelligente proclama che assieme all'acqua corre anche la storia: da toccare dal vivo e non solo sul web. Dalla primavera prossima sarà possibile visitare le diverse zone archeologiche, attrezzate e spiegate. Il sindaco Massimo Bordin gongola: «E' il tesoro sotto di noi». Altro che il "fastidio" di trovare le antichità quando si scava: se capiterà ancora, sarà un passo avanti del progetto, da portare alla luce della conoscenza più ampia possibile. Così Montegrotto offrirà anche il relax della cultura.

Ospite il Magnifico Rettore Giuseppe Zaccaria, l'Archivio Antico del Bo ha accolto ieri la presentazione del nuovo sito web aquaepatavinae.it, tassello fondamentale perla valorizzazione scientifica, storica e turistica del territorio termale. Ma l'obiettivo finale di questa campagna, che non è solo di scavi, è la creazione di un Parco Archeologico che diventi luogo di cultura da affiancare al più conosciuto luogo turistico. un altro dei passaggi sarà l'insediamento, a Villa Draghi a Montegrotto, del Museo del Termalismo. A questo progetto, già in avanzata fase di realizzazione, stanno lavorando la professoressa Francesca Ghedini e la sua équipe. Con un punto di domanda: come sarà gestito?

venerdì 4 novembre 2011

Le laborieux sauvetage de Venise

Le laborieux sauvetage de Venise
Ariel F. Dumont
La Tribune 7/10/2005
Lorsque, le 4 novembre 1966, Venise a failli être engloutie par une gigantesque montée des eaux, le monde a tremblé. L'espace d'un jour, la cité lacustre et les îles disséminées au gré de la lagune ont été submergées. La frayeur générale a alors été telle que des grands organismes mondiaux, comme l'Unesco, se sont mobilisés pour trouver des solutions. Avec l'arrivée de nombreux experts sur le terrain chargés de disséquer l'anatomie de la cité des Doges, plusieurs projets ont été présentés pour éviter la mort de Venise. Un objectif ambitieux, mais loin d'être réalisé, car, plus de quarante ans après ce drame, Venise la magnifique n'est toujours pas tirée d'affaire.
Coincée entre le port industriel de Marghera et les pétroliers, Venise continue de suffoquer. Depuis des années, les 160 canaux sont obstrués par les déchets et la boue qui, tel un limon épais, rehaussent le niveau de la lagune qui fait courir ses méandres dans tout le centre historique. Quant au projet Moïse (Mose en italien), qui prévoit la construction d'un système de vannes mobiles, il devrait finir par se débloquer après des années de discussions et de batailles menées par les écologistes. C'est en tout cas ce que vient d'affirmer Silvio Berlusconi en tapant du poing sur la table après la énième réunion.
Promesse de fonds. Pour accélérer les travaux qui languissent et briser la résistance organisée des Vénitiens, le président du conseil a d'ailleurs promit de débloquer 700 millions d'euros d'ici à la fin du mois d'octobre. Une goutte d'eau dans la lagune, répondent d'un air narquois les détracteurs du projet Moïse, chiffres en main. De fait, la construction du « Moïse » est estimé à 4,3 milliards d'euros pour seulement 1,2 milliard débloqué pour le moment. Pour faire digérer « Moïse » aux Vénitiens et à leur maire, le philosophe Massimo Cacciari - très critique à l'égard d'un projet «pharaonique, irréversible, lourd, peu flexible et surtout dispe-dieux», le gouvernement offre de revoir à la hausse les allocations destinées à la cité lacustre. Durant les dix prochaines années, la région et les institutions locales recevront 380 millions d'euros par an. Une mesure compensatoire certes, mais qui va peut-être permettre de porter à terme la vaste opération de nettoyage des 160 canaux confiée en 1997 à la société mixte Insula.
Or cette tâche titanesque, à laquelle les doges s'attelaient régulièrement pour permettre l'évacuation des déchets et empêcher la stagnation de l'eau déposée par les marées hautes, est devenue indispensable. Pendant trop longtemps, le nettoyage des canaux est passé à la trappe pour de multiples raisons. En chaussant leurs palmes pour la première fois, en 1999, les experts d'Insula ont effectivement remarqué, que de nombreux canaux n'avaient pas été nettoyés depuis soixante ans. Dans certains cas, Insula n'a même pas réussi à retrouver la date des précédentes opérations de nettoyage.
Lourde feuille de route. Détenue à 52 % par la municipalité vénitienne et à 48 % par 4 groupes (les fournisseurs de gaz Vesta et Italgaz, Telecom et Cesi qui relève de l'électricien Enel), Insula a fait son premier plongeon en 1999. L'objectif déclaré de ses fondateurs étant de remettre en ordre l'ensemble des infrastructures de la cité. Une mission ambitieuse et coûteuse, mais
Massimo Cacciari n'en a cure, lui qui est à l'origine de ce lifting complet et tient à jouer les grands maîtres d'oeuvre pour sauver sa bonne ville et laisser aux touristes le plaisir des gondoles à Venise. Le programme fixé par Insula est plutôt lourd. Avec plus de 22 kilomètres de canaux à draguer, l'extraction de centaines de milliers de mètres cubes de boues, le rehaussement des pavés et de la chaussée le long de la lagune, la protection de la ville de la marée haute, la restauration de plus de 400 ponts et le câblage de la ville en fibre optique, Insula doit retrousser ses manches. Sans compter les modifications qui devraient être effectuées au niveau de certains ponts pour faciliter les déplacements des personnes handicapées afin de se conformer aux exigences de Bruxelles. Et, surtout, les délais que la société s'est donnés.
La première étape devrait normalement être franchie en 2014 et la deuxième en 2025, si tout se passe bien. Côté comptes, en revanche, l'addition est plutôt salée. Ce lifting complet devrait du moins sur le papier, coûter la modique somme de 1,3 milliard d'euros, entièrement financée par l'État italien, la région et la municipalité. Six ans après le premier plongeon, Insula dresse un bilan partiel. La moitié des canaux a déjà été nettoyée et les fondations des habitations mangées par la boue et les détritus ont été renforcées.
Selon les responsables de la société, tout pourrait être terminé d'ici à 2010. À condition souligne Luigi Torretti, le patron d'Insula, que les fonds pour mener les travaux à terme continuent d'affluer dans les caisses. Un argument qui a d'ailleurs prit la saveur acre d'un véritable
cauchemar pour Luigi Torretti. Jusqu'à présent, le projet Moïse, qui a pourtant bien du mal à démarrer, s'est taillé la part du lion. Insula, en revanche, qui avait établi en 1997 un budget prévisionnel de 1,3 milliard, a encaissé, depuis le début des travaux, seulement un tiers des fonds, soit 428 millions d'euros
qui ont déjà servi à couvrir les travaux effectués. Aujourd'hui, les dirigeants d'Insula craignent que les travaux soient bloqués par manque d'argent.
De fait, le gouvernement de Silvio Berlusconi se montre particulièrement avare lorsqu'il s'agit d'ouvrir les cordons de son escarcelle pour faire tomber quelques euros dans celle de Venise. L'an dernier, la cité lacustre croyait pouvoir compter sur 200 millions d'euros.
Au final, l'administration locale a dû se contenter du quart. Insula, qui présente un devis annuel variant entre 50 et 55 millions d'euros pour faire les travaux, a touché l'an passé 32 millions. Et, cette année, la situation ne se présente pas très bien. Après le tour de vis imposé par les ministres du Trésor (d'abord Domenico Siniscalco puis, Giulio Tremonti), le robinet des crédits fait du goutte-à-goutte. Mais, à Insula, on se refuse à jeter l'éponge car il en va de l'avenir de la cité des Doges. L'an passé, le groupe, composé de soixante personnes, a mis au point 36 projets dont 19 ont déjà été approuvés pour un montant de 43 millions d'euros. Reste à voir si l'argent arrivera à destination. « Je ne sais pas combien nous toucherons en 2006 et si même nous toucherons quelque chose », se plaint Luigi Torretti.
Pont de Lavraneri. Mais tous ces aléas n'empêchent pas les gens d'Insula de rêver du nouveau pavement de la ville en récupérant les produits d'origine. « Nous allons dans les vieilles carrières pour trouver des matériaux anciens », raconte Luigi Torretti. Et de citer comme exemple la remise à neuf d'un pont important, celui de Lavraneri, reliant l'île de la Giudecca à celle de Sacca Fisola. Une œuvre qu'Insula considère un peu comme son fait d'armes. Ce pont en pierre et en bois, qui mesure 50 mètres, est en effet le plus vieux pont de Venise. Il sera toutefois dépassé en longueur par le pont de la Giudecca. Construit en fer, ce pont a été complètement démonté, restauré et remonté il y un mois. En novembre, un ascenseur y sera posé pour permettre l'accès aux handicapés.
Au final, si tout se passe bien, les Vénitiens pourront en 2025 rebaptiser le plus fameux pont de la ville : « soupir de soulagement ».

martedì 25 ottobre 2011

Oggi apre la nuova sala dedicata a ricche tombe di recente scoperta

Oggi apre la nuova sala dedicata a ricche tombe di recente scoperta
n.c.
Il Mattino - Padova 24/9/2011
ESTE. Nuova sala e nuovo allestimento per il Museo Nazionale Atestino. Oggi alle 17 inaugurazione della Sala V, recentemente sottoposta a interventi di restauro che hanno messo in luce affreschi parietali attribuibili alla scuola di Giulio Carpioni (XVII secolo). La sala ospita un nuovo allestimento dedicato a testimonianze funerarie significative dal territorio di Este in età preromana. In particolare, sono esposte per la prima volta e in modo permanente tombe da contesti funerari dell'età fmale del Bronzo, da Borgo San Zeno, tra le quali riveste carattere di unicità la sepoltura a inumazione di una giovane donna. Qui sono state ricostruite otto tombe a incinerazione in cassetta lignea o litica con relativi corredi, rinvenute a Saletto e ad Arquà Petrarca. Saranno presentati anche i risultati del progetto Cipe. Interverranno il sindaco Giancarlo Piva, l'assessore regionale Marino Zorzato, il direttore regionale per i Beni culturali Ugo Soragni e la direttrice del museo Elodia Bianchin Citton. Visite guidate fino alle 22. Ingresso gratuito.

lunedì 24 ottobre 2011

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa

Scoperta una necropoli di cinquemila anni fa
Beatrice Andreose
Il Mattino - Padova 20/9/2011
Così gli Euganei seppellivano i morti cinquemila anni fa
Eccezionale rinvenimento tra Este e Baone: tumuli rialzati nella campagna

Quei "tumuli" di terra, a pianta circolare e forma convessa, con diametro variabile dai 10 ai 17 metri elevati nella parte centrale di circa mezzo metro, nella pianura dovevano fare una certa impressione. Monumenti funebri per una necropoli di tombe collettive sotto cui giacevano persone, si suppone cacciatori, vissute cinquemila anni fa, ovvero tremila anni prima che nella nostra Regione si insediassero gli Eneti o i Veneti che dir si voglia. Tre le sepolture ad inumazione scoperte nei mesi scorsi a Meggiaro, tra Este e Baone, nel corso dei lavori per la realizzazione del canale Meggiaro Nuovo e il risezionamento del canale Squacchielle, risalenti alla seconda metà del N millennio avanti Cristo. Lo stesso, per intenderci, a cui risale Otzi la Mummia dei ghiacci datata tra il neolitico e l'età dei metalli. Scheletri deposti all'interno di fosse, stesi sul fianco sinistro con le gambe ripiegate e senza oggetti di corredo. Tutti individui giovani, due bambini ed un adulto. Quest'ultimo con una punta di freccia sul capo, ad indicare che si trattava in vita di un cacciatore. L'eccezionalità della scoperta è rappresentata dalle strutture funerarie monumentali sotto cui erano stati deposti. Tumuli strutturati, ovvero accumuli artificiali di terra, mai trovati in Veneto (tranne che in un unico caso a Sovizzo), che hanno fatto sobbalzare sulla sedia (parole sue) il Sovrintendente per i Beni Archeologici del Veneto Vincenzo Tinè non a caso presente alla conferenza stampa indetta ieri ad Este dalla direttrice del Museo Nazionale Atestino Elodia Bianchin Citton, presenti anche il sindaco Giancarlo Piva e il presidente del Consorzio di Bonifica Adige Euganeo Antonio Salvan. Le tombe sono state trovate sotto i campi ed, ancora, sotto uno spessore naturale di sabbia fluviale dell'antico corso dell'Adige che passava per Este arrivando, scoperte recenti, sino all'antica Monselice. Testimoniano che queste terre erano abitate e lavorate dall'uomo a partire dalla metà del IV millennio a.C. al I millennio a.C. Si trattava di popolazioni messe in relazione con influssi orientali che arrivarono in Italia nel eneolotico e che costituiscono la popolazione autoctona degli Euganei. Di notevole interesse anche alcune fosse circolari riempite con vasellame ceramico e carboni che gli studiosi indicano come piccole cave di argilla e limo successivamente riempite da scarti da fornace e rifiuti domestici risalenti al Bronzo recente ovvero al XIV-XID sec. a... Un forte indizio della presenza vicino a Marendole, verso Baone, di un altro abitato. Le indagini sono state condotte dalla ditta Petra con la direzione scientifica della Sovrintendenza. Presentata ieri anche una necropoli veneta rinvenuta lo scorso agosto a Carceri, presso lo scolo Fioretto, ad una profondità di circa tre metri. Otto tombe con ossario ed un ricco corredo funerario costituito da vasellame e manufatti in bronzo. Alcune erano contenute nella consueta cassetta in scaglia rosa degli Euganei, altre in cassette di legno. Lo scavo di emergenza, durato tre settimane e condotto sul posto dalla Ditta Archeologi Associati di Cadoneghe, ha messo in luce anche tombe che si ritiene facciano parte di un sepolcreto molto più vasto. Corredi funerari risalenti all'età del bronzo finale-inizi età del ferro (X-XI sec.a.C.) provenienti da Montagnana, tra le quali l'eccezionale sepoltura ad inumazione di una giovane donna, sono invece esposti per la prima volta, nella V sala del Museo Nazionale che verrà inaugurata sabato prossimo, 24 settembre, alle 17. Ricostruite ed esposte anche alcune tombe a incinerazione con i relativi corredi trovate a Saletto di Montagnana e ad Arquà Petrarca.