domenica 30 dicembre 2012

Il Mostro della Laguna è ok ma mancano gli sghei

Il Mostro della Laguna è ok ma mancano gli sghei
Tomaso Montanari
Il Fatto quotidiano, 
29/12/2012
 
Nemmeno il calendario è più una certezza: a Venezia, per esempio, il gran finale del carnevale è arrivato con un mese e mezzo di anticipo. Come spiegare, altrimenti, che nel giro di pochi giorni sia stato firmato (nonostante tutto) l’accordo tra il Comune e Pierre Cardin per l’erezione della famosa Torre, e poi tutto sia clamorosamente saltato (almeno per ora, sarà bene aggiungere)?
Alla fine di novembre il Ministero per i Beni culturali aveva dichiarato che l’area di Marghera su cui avrebbe dovuto sorgere il Palais Lumière era sottoposta al vincolo della legge per cui non si può costruire a trecento metri dal mare. Ora, in un paese normale basterebbe questo a far desistere chi volesse innalzare proprio in quella fascia, e in vista di Venezia, l’edificio più alto di quello stesso paese (250 metri). Ma financo in Italia la cosa diventava pressoché impossibile, perché se anche la soprintendenza di Venezia avesse concesso l’autorizzazione, in deroga al vincolo, associazioni come Italia Nostra l’avrebbero tosto impugnata, facendo impantanare il tutto in tribunale per decenni. E il novantenne Pierre Cardin ha più volte chiarito di avere, comprensibilmente, fretta.
Né questa ovvia prospettiva, né l’appello di quattrocento intellettuali al presidente Napolitano (il quale, peraltro, non ha ritenuto di rispondere in alcun modo) hanno minimamente spaventato il sindaco PD di Venezia, l’avvocato Giorgio Orsoni, che il 22 dicembre ha firmato l’accordo con Cardin, entrando in tal modo nella storia della Serenissima «come un seguace non dei Dogi, ma dei barbari» (così Salvatore Settis, ieri su “Repubblica”).
Ma il sindaco non sente ragioni, ed è tranquillissimo, anche perché è convinto che i gruppi del Consiglio comunale ratificheranno compatti il progetto. Tanta tranquillità non è condivisa, per esempio, nella Parigi dello stesso Cardin, dove l’autorevolissima Accademia di Iscrizioni e Belle Lettere ha approvato una dura mozione in cui si legge che «a proposito della salvaguardia del patrimonio storico e artistico italiano, oggetto di studio di molti dei suoi membri e bene comune della civiltà europea, l’Accademia è vivamente preoccupata per le minacce che pendono su Venezia e la sua Laguna», e che «spera che il Palais Lumière non venga mai costruito proprio a causa della sua altezza smisurata».
La babelica Torre di Cardin, tuttavia, non sembra poter essere arrestata né dalla forza della legge, né da quelle della cultura e del buon senso: ma forse, con provvidenziale paradosso, potrebbe esserlo da quella del denaro. Cardin ci teneva ad apparire come lo zio d’America che tornava in patria con le tasche gonfie di quattrini: lo stilista ha dichiarato formalmente che avrebbe investito un miliardo e mezzo di euro nella Torre, senza contare i milioni promessi per il risanamento dell’area industriale, e quelli con cui avrebbe patrocinato rassegne artistiche. E si capisce che una buona parte dei cittadini di Marghera, abbandonati da decenni a se stessi, abbia salutato con cieco favore questa specie di emiro nostrano che prometteva una magica fontana di lavoro e benessere alta duecentocinquanta metri.
E, invece, ecco il colpo di scena: la banca non fa credito al paperone Cardin, che non riesce così a trovare, entro il 31 dicembre, i venti milioni di euro da dare al Comune per comprare i terreni su cui dovrà sorgere la Torre. E così il sedotto e abbandonato Orsoni si sfoga con la “Nuova Venezia”: «Noi abbiamo fatto il nostro dovere. Ma Cardin si è rivelato una delusione». La pochade appare davvero grottesca. Forse nessuno, nemmeno Orsoni, credeva davvero che potesse sorgere un simile, inaudito mastodonte: ma i primi milioni di Cardin (pochi, maledetti e, soprattutto, subito) servivano a far rientrare il bilancio nel Patto di stabilità. Insomma, una politica fast food incurante di ipotecare il domani pur di sfangarla, in qualche modo, oggi.
A Venezia, patria di sublimi cortigiane, anche la prostituzione era un’arte: ma oggi non si riesce nemmeno più a scegliere un cliente solvibile.

giovedì 20 dicembre 2012

Il "Palais" come la Torre di Babele

Il "Palais" come la Torre di Babele
a. v.
La Nuova Venezia, 23/12/2012
Il manifesto dell'artista Bastianetto.
E Italia Nostra scrive a Ornaghi contro Cardin

La Torre di Babele. Maurizio Bastianetto, artista veneziano specializzato in rappresentazioni sullo stile della Commedia dell'Arte, annuncia una prossima pièce sul grattacielo più alto d'Italia che dovrebbe sorgere a Marghera. Intanto ha distribuito manifesti con il Palais Lumière e sotto la famosa torre biblica. Dibattito che va avanti, dopo l'approvazione da parte di Regione, Comune e Ferrovie dell'Accordo di programma sul grande progetto. Un passo avanti che però secondo Italia Nostra non è sufficiente per l'approvazione. «Il Comune dice che non sono necessari ulteriori passaggi istituzionali, se non la ratifica del Consiglio comunale dopo 30 giorni», dice la presidente della sezione veneziana Lidia Fersuoch, «in realtà nell'area sussistono ben due vincoli, dunque il progetto va sottoposto al parere paesaggistico». Una tesi che Italia Nostra ha ribadito con una lettera al ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi firmata dal presidente nazionale Marco Panni e dalla presidente Fersuoch. Primo nodo da sciogliere è proprio quello del vincolo.

martedì 14 agosto 2012

La stoccata di Italia Nostra: «Città a pezzi. Che senso ha tenerla dentro all'Unesco?»
Tullio Cardona
Il Gazzettino - Venezia 24/6/2012
«I governanti non riescono a preservarne l'immenso patrimonio»
«Ci chiediamo se ha ancora un senso che Venezia faccia parte del patrimonio dell'umanità Unesco». La stoccata è arrivata l'altra sera all'Ateneo Veneto (nel corso del convegno "Venezia è patrimonio dell'umanità?") da parte della presidente della sezione veneziana di Italia Nostra, Lidia Fersuoch. Grandi navi, vendite di palazzi, tutela della cttà: su questi temi Italia Nostra ha centrato la sua spietata analisi, sintetizzata dalla presidente: «Sia il governo italiano che l'amministrazione locale non agiscono correttamente per la tutela di Venezia». La vendita di Ca' Corner è stata illecita, l'operazione "Fontego dei Tedeschi" è anticostituzionale, la stessa idea del ticket sulle grandi navi è assurda, perchè, ha detto la presidente, «mi chiedo come faccia il sindaco Giorgio Orsoni a far pagare un obolo agli armatori delle grandi navi e monetizzare la salute della gente e della laguna». Giovanni Losavio, magistrato di Cassazione e già presidente nazionale di Italia Nostra, è entrato nelle singole questioni. «La vendita di Ca' Corner della Regina è stata illegittima - ha detto Losavio perchè un bene culturale è stato trattato come bene strumentale per il suo valore finanziario. Le norme del ministero ai Beni culturali parlano chiaro: dare prevalenza assoluta all'istanza conservativa e di tutela. In questo versante, anche l'operazione Benetton al Fondaco dei Tedeschi appare persino anticostituzionale: o è un progetto conservativo secondo la legge (e non lo è), oppure si cambi la legge stessa». Infine, Giuseppe Cristinelli ha spiegato le tipologie del restauro architettonico. «Il restauro si può effettuare - ha detto - solo se si lasciano inalterate le espressioni ed il linguaggio storico ed autoctono». Va da sè che, secondo quest'ottica, terrazze «dell'eccezionale grossolano», come determinato dalla Fersuoch, e centri commerciali c'entrebbero come i fichi a merenda. Com'è noto, Italia Nostra aveva scritto alle autorità di competenza e alla magistratura presentando i motivi culturali e giuridici per i quali riteneva che le due operazioni andassero riviste.

sabato 4 agosto 2012

Sulle grandi navi i comitati sparano a zero

Sulle grandi navi i comitati sparano a zero
La Nuova Venezia
«Navi incompatibili, magli ormeggi cresceranno ancora». I Comitati rilanciano la protesta dopo la richiesta di aiuto della "Celebrity": «E se un fortunale le colpisse in Bacino?» «Lo diciamo da anni che queste navi sono incompatibili con la città: sono così completamente fuori scala per Venezia e la laguna, che qualsiasi evento climatico un po' più forte crea problemi. La domanda è scontata, ma cosa accadrebbe se la tromba d'aria della scorsa settimana o il fortunale di venerdì investissero una di queste navi mentre transitano in Bacino? O, ancora, quando sono alla bocca di porto del Lido, senza rimorchiatori (che le agganciano solo ai Giardini), tra le dighe del Mose che sono vere e proprie scogliere?». Luciano Mazzolin, di Ambiente Venezia e Medicina Democratica, è dall'inizio uno degli animatori del Comitato No Grandi Navi: fa discutere la «Celebrity Shilouette» agli ormeggi in Marittima, che venerdì ha attivato le eliche laterali e chiesto urgentemente assistenza (raggiunta da due rimorchiatori, vedette della Capitaneria, una squadra di ormeggiatori a terra) perché il comandante temeva di disormeggiare sotto la forza del vento, che faceva "vela" sulla sua enorme fiancata lunga 319 metri. Come era già accaduto alla "Celebrity Solstice" il 6 maggio, quando la nave spinta dal forte vento ha strappato due (vecchie) bitte. Questione per altro quotidianamente all'ordine del giorno quella della convivenza tra una città storica che è sempre la stessa e navi che sono invece sempre più grandi, mentre il progetto - pur controverso nei giudizi - di scavo di un canale di accesso alternativo alla Marittima attende (per il solo avvio dello studio di fattibilità, le analisi sui sedimenti e il modello d'impatto idrodinamico sulla laguna) la convocazione di un Comitatone interministeriale che non dà segni di vita da quasi due anni. In settimana, il Comitato No Grandi Navi protocollerà in Procura un fascicolo cartaceo di foto, chiedendo accertamenti sui fumi neri in uscita dai camini delle navi. «Tra qualche giorno riceveremo i risultati delle analisi effettuate per 5 settimane dall'Arpav, con centraline posizionate in Marittima», commenta l'assessore all'Ambiente Gianfranco Bettin, «perla prima volta è stata analizzata anche la presenza delle polveri sottili». «L'Autorità Portuale garantisce che con il cold ironing, l'alimentazione elettrica delle navi da terra, il problema dell'inquinamento all' ormeggio sparirà (ma non quello in navigazione!)», replica il portavoce del Comitato No Grandi Navi, Silvio Testa, «ma al riguardo esiste solo uno studio di fattibilità dell'Enel per 4 banchine in Marittima, non finanziato, che comunque presuppone la costruzione di una centrale da 64 MW per la produzione dell'energia, che a sua volta produrrà inquinamento, minore». «In ogni caso», prosegue il Comitato, «non cambierà nulla. Oggi le banchine in Marittima sono 6 ma presto diventeranno 7 e un domani 9, quando i traghetti per la Grecia si trasferiranno a Fusina: a questo, infatti, serve il progetto del raddoppio della vecchia Stazione Marittima di San Basilio che il Porto ha presentato in Salvaguardia. Dunque, 5 navi da crociera continuerebbero sempre a inquinare, scaricando ciascuna nell'aria ogni 10 ore 72,20 tonnellate di anidride carbonica. 1,47 tonnellate di ossido di azoto, 1,23 tonnellate di ossido di zolfo (i dati sono offerti dall'Enel nello studio di fattibilità). Ma, siamo certi, che continueranno a essere nove». Il porto da sempre replica che, agli ormeggi, le navi utilizzano carburante 0,1 % di zolfo: una delle richieste è che almeno sia usato anche in transito.

lunedì 30 luglio 2012

Venezia. Tutela del Paesaggio, Italia Nostra contro il Comune

Venezia. Tutela del Paesaggio, Italia Nostra contro il Comune
a. v.
La Nuova Venezia 28/7/2012
Il Comune non vigila sulla tutela del Paesaggio. E rilascia le autorizzazioni paesaggistiche ai progetti edilizi su delega della Regione «senza averne i requisiti di legge». Un esposto firmato da Italia Nostra, Ecoistituto, Lipu e associazioni ambientaliste del Lido è stato presentato al presidente Zaia e alla giunta regionale. E' solo in apparenza una questione di ordinaria burocrazia. Perché dal parere sul Paesaggio può dipendere a volte il destino di grandi e piccole opere destinate a trasformare il territorio. Come ad esempio, scrivono le associazioni, i nuovi progetti del porto turistico a San Nicolò, le villette a Ca' Roman, i nuovi parcheggi con darsena previsti agli Alberoni. «C'è il rischio», scrivono nell'esposto, «che l'espansione edilizia avvenga senza adeguati controlli a scapito del patrimonio paesaggistico e naturalistico, malgrado i vincoli e le norme di tutela vigenti, tra cui la legge Speciale. Adesso gli esponenti chiedono esplicitamente alla Regione di procedere alla revoca della delega al Comune. Che avrebbe impiegato per questo importante ufficio (per cui la legge del 2004, il Codice dei Beni culturali e del paesaggio prevede specifiche competenze tecnico scientifiche), due geometri e un perito industriale ricondotti all'autorità dell'Edilizia privata, cioè l'ufficio che rilascia le autorizzazioni edilizie. Meglio sarebbe, è la conclusione dell'esposto, chiarire una volta per tutte la competenza paesaggistica della Commissione di Salvaguardia che riguarda oltre a Venezia anche gli altri comuni di gronda. Uno dei progetti che attendono il parere paesaggistico è il nuovo insediamento agli Alberoni, con parcheggio e darsena. «Su questo il Comune non sa nulla, le commissioni si pronuncino per tempo», chiedono i comitati.

giovedì 21 giugno 2012

Venigallia - Festa di rievocazione storica - Cesuna - 2011

Venigallia - Festa di rievocazione storica - Cesuna - 2011